Sogno di umanità irrealizzata

C’era una volta un principe che fu tramutato in rospo da un incantesimo magico… o forse era semplicemente un rospo, che sognava disperatamente di diventare un principe, e questa finì con l’essere la sua dannazione.
Sta di fatto che gli abitanti dello Stagno dovettero sorbirsi le storie del fasullo principe Rospo che a petto gonfio blaterava continuamente le storie della sua trasformazione e preannunciava il suo ritorno alla razza nobile: la specie
Umana. La maggior parte degli abitanti dello Stagno ascoltava Rospo con meraviglia e a muso aperto, sognando di essere come lui. Taluni rimanevano ipnotizzati e incantati dalle storie che Rospo raccontava e si domandavano come potesse esistere una creatura così bella e buona e, non senza una punta di invidia, sognavano pure loro di essere come lui.
Su una cosa tutti erano d’accordo: Rospo era dotato del dono della fantasia infinita e in effetti le storie che raccontava, per quanto potessero essere vero o false (a seconda dei punti di vista), erano piacevoli da ascoltare e abbellite da particolari e graziosi dettagli.
Ovviamente accadde che Rospo si prendesse agio della sua condizione e cominciasse ad inventare storie di sana pianta di cui ne era pienamente consapevole. Tanto fece il Rospo che la Rana Pescatrice, femmina fascinosa, abboccò come un pesce e si invaghì follemente di lui. Per altezzosità e orgoglio di entrambi, questo non sfociò in una passionale storia d’amore, ma non spendiamo qui ulteriori parole a riguardo, soprattutto per una questione di dignità della Rana Pescatrice. Si dirà solo che ad un certo punto i due non si degnarono più di uno sguardo, ma la Rana Pescatrice continuò a sospirare quando udiva la voce di Rospo.
Altri, in verità una ristretta minoranza, riuscivano invece a guardare Rospo con aria di sufficienza e mai credettero alle sue storie. Sovente essi non esitavano a dirgli chiaramente che non avrebbe dovuto esser per lui un vanto tornare – o ritornare – fra gli umani, i quali ormai avevano perso gran parte della loro dignità.
In tempi lontani si affermava che l’uomo fosse l’animale più intelligente che esistesse sulla faccia della terra. La sua grandezza era evidente da ciò che egli riusciva a costruire con quelle zampe che chiamava “mani”: capanne per il riparo, palazzi, castelli, strade, oggetti bellissimi, opere d’arte e così via. Era impressionante il modo in cui l’Uomo aveva alterato e continuava ad abbellire l’ambiente circostante, il modo in cui decorava giardini e prati, come seminava e accompagnava la natura con la sua mano generatrice. L’uomo era capace di creare vita da blocco di marmo, infondere vita e donare l’anima. Nonostante ciò, il passare del tempo e dei secoli aveva lasciato testimonianza dell’altro lato della nobile specie, poiché quella stessa mano generatrice e dolce, forse guidata da una sconosciuta e terribile forza maligna, era stata responsabile di atti devastanti e nefasti. Nonostante l’Uomo avesse una sola testa montata in cima al corpo, pareva che avesse due menti, una buona che guidava le opere meravigliose, e l’altra malvagia che non sapeva far altro che distruggere e ammazzare.
Anni addietro c’era uno dei vecchi del lago, un certo Rospo Barbuto, che ben conosceva la Storia, essendo stato per molto tempo il leader del villaggio. Il vanto di Rospo Barbuto era non quello di appartenere ad una specie superiore, , bensì di essere uguale agli altri ed aver avuto il privilegio di essere sopravvissuto ai grandi massacri commessi dagli esseri Umani. Rospo Barbuto era infatti fra i pochi pionieri dello Stagno che erano riusciti a ricostruire il villaggio alla fine di una certa opera edilizia umana – così la chiamavano – che aveva spazzato via interi ricchi villaggi in cui precedentemente vi avevano vissuto in pace gli animali per intere generazioni.
Un giorno purtroppo il longevo Rospo Barbuto morì e, poiché era l’unico che conosceva la Storia e raccontava le Storie, lo Stagno perse del tutto la concezione della Storia e della Memoria. Immediatamente e in simbolo di rispetto fu istituito il giorno di commemorazione della fine del Rospo Barbuto (e della Storia), il giorno 15 della Stagione delle Piogge, ma dopo pochissimo tempo tutti ricordarono l’indimenticabile data ma scordarono il motivo della ricorrenza e così continuarono a riunirsi, bere e mangiare assieme per il giorno della commemorazione di nonsoccosa e nonsocchi. Se Rospo Barbuto fosse stato ancora vivo,avrebbe potuto dire la verità sul giovane Rospo, se egli fosse o meno appartenuto alla specie Umana, ma ormai nessuno si ricordava più del suo passaggio sulla terra e nessuno si pose mai tale questione.
Un giorno Rospo pensò di aver incontrato la sua principessa, ma anziché un bacio di salvezza, gli fu dato un morso sul capo che lo fece letteralmente schizzare di dolore, si ributtò nello stagno e gli rimase per giorni un bernoccolo ben visibile. Quella volta fu difficile trovare una ragione onorabile e che mantenesse alta la sua reputazione come giustificazione al segno dell’incidente. La verità era che una giovane fanciulla umana, innocentemente, aveva afferrato con le sue poco delicate manine Rospo, scambiandolo evidentemente per un pupazzo di gomma e lo aveva strapazzato malamente causando l’incidente indesiderato. La bimba fu poi richiamata dalla mamma inorridita dalla scena a cui aveva assistito e insieme si erano allontanate dallo Stagno producendo versi in quella lingua sconosciuta in cui gli esseri umani si esprimevano e comunicavano fra loro.
Invano e per tanto tempo Rospo continuò a cercare colei che avrebbe potuto essere la sua salvatrice, la principessa umana, che l’avrebbe baciato per rompere l’incantesimo e che l’avrebbe tramutato – nuovamente – nel bellissimo principe umano che un tempo era stato. La cercò in lungo e in largo, costantemente e con ardore. Cercò disperatamente il contatto con una qualche fanciulla della razza umana, rischiando più volte di rimetterci la pelle. Gli eventi che si susseguirono non fecero altro che aggiungere persino un tocco di eroismo al suo personaggio: il Rospo pronto a sacrificare la propria vita pur di tornare alle sue nobili origini!
Un giorno, un gruppo di individui appartenenti alla giovane fascia d’età della nobile razza, quella umana, si fermò ad osservare Rospo che era su una pietra a godersi il sole obliquo autunnale che gli scaldava il ventre dopo una bella
mangiata, anch’essa autunnale. Suoni affascinanti si propagavano nell’aria dalle bocche dei giovani umani, melodie incomprensibili a Rospo che purtroppo ammetteva di non ricordare la lingua che un tempo lui stesso aveva dominato. Insomma, il nobile gioco dei nobili umani consistette quel giorno nello scuoiare Rospo e appendere il corpo malmesso su delle canne in un angolo dello stagno, come un sacrificio religioso fatto su una colonna della giustizia. Il primo testimone della tragedia fu Ranocchio che, per risparmiare il macabro spettacolo agli abitanti più giovani dello stagno, ripulì rapidamente la scena, rimosse i resti del corpo della povera vittima e, dopo aver diffuso l’infausta notizia nello Stagno, si adoperò per dare degna sepoltura a Rospo. Per una questione di giustizia, solo ai vecchi dello stagno, che ormai erano abbastanza anziani ma poco saggi, fu permesso di esaminare il corpo e appurare le dinamiche della tragedia che quel pomeriggio di autunno si era consumata. Le cause della morte di Rospo rimasero ignote a tutti li altri che parteciparono al funerale con reverenziale rispetto.
Questa fu la fine di Rospo che mai ritornò umano e fu immediatamente istituita una data di commemorazione, un giorno preciso della stagione delle Foglie Gialle. Tuttavia, ben presto tutti si dimenticarono della data ma non di Rospo e del suo sogno di Umanità irrealizzato.
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3 thoughts on “Sogno di umanità irrealizzata

  1. Macabro… anche se ammetto che, essendo ciò nel suo finale, il resto della storia l’ho letta con vera trepidazione. La crudeltà umana, quale empia dimostrazione della nostra condizione primitiva, anches se non di tutta l’erba si può fare un fascio, è di questi tempi rivolta al genocidio.
    Una storia, la tua, che mi riconduce con severità al giudizio discriminato!
    E siccome mi par di capire che sei interssata/o al “multilingue” (e qui ci accomuniamo) avanti… passerò a rileggere!
    Sereno fine settimana :-)claudine

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    • Grazie per il tuo commento Claudine, certamente nella forma piú estrema e provocatoria, era proprio quello che volevo comunicare con questa pseudo-favola. Si, il multilingua è il mio principale interesse, anche se in questo blog è ancora un germoglio. Seguo il tuo blog con vivo interesse. Buona settimana 🙂

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