“Le mie storie sono canzoni”, Kazuo Ishiguro

Notturni, il titolo di una raccolta di cinque storie di musica da leggere alla luce del crepuscolo di Kazuo Ischiguro, un libro scandito come se fosse un CD musicale composto da cinque brani, dove lettura e ascolto si incontrano. Fin dal titolo è inevitabile il riferimento musicale, il percettibile eco dei Notturni di Chopin, la celebrazione del trionfo della musica.

In primo luogo, il nome dell’autore potrebbe portare associazioni ad una letteratura moderna giapponese e si potrebbe affrettatamente includerlo nel medesimo filone moderno di Murakami e Kawabata, giusto per citare due nomi più popolari e di facile reperibilità nelle librerie. Nello specifico caso di Notturni, a mio parere c’è poco di quel gusto “orientale” individuabile nella narrazione di Ishiguro, per il contenuto meno enigmatico, per il ritmo meno lento, meno spirituale come nei casi dei colleghi orientali.

Protagonista indiscussa di Notturni è la musica, attorno alla quale si sviluppano le vicende e che immancabilmente fa da sottofondo ai dialoghi e ai monologhi dei personaggi, quasi tutti musicisti o comunque legati alla musica. L’uso dell’io narrante, nonostante il materiale non proprio autobiografico, permette all’autore di mantenere sempre una prospettiva interna alle vicende e di moltiplicarsi in personaggi diversi: il giovane polacco musicista nella piazza veneziana, l’insegnante di inglese residente in Spagna, il giovane cantautore britannici, il mancato jazzista di successo americano. L’ultima storia della raccolta, Violoncellisti, è narrata alla terza persona da uno dei musicisti di piazza San Marco, quindi da un personaggio comunque interno alla vicenda di cui non ci sarà concesso conoscere troppo. Ancora più variegato è l’elenco delle nazionalità dei personaggi non protagonisti che si susseguono fra le pagine di Notturni. Insomma, è indubbio il taglio internazionale della scrittura che ben coglie le vibrazioni della contemporaneità: gli individui viaggiano, emigrano e interagiscono fra loro, per lo più gli incontri sono inaspettati, casuali, unici, c’è chi viaggia per turismo, chi per lavoro, chi ritorna al paese d’origine.
Eppure, nonostante la continua variazione geografica delle ambientazioni delle storie, un punto di prospettiva sembra essere fissato e coincidere con l’ovest, l’Occidente. Prima di tutto, la narrazione é percettibilmente attraversata da un beat marcatamente occidentale: le note delle orchestre nelle eleganti piazze veneziane, l’American Broadway, il Jazz.

Notturni è una raccolta di storie brevi in cui non si vuole comunque rinunciare alla struttura di base della narrazione: un equilibrio iniziale, interrotto da un evento che porta ad uno svolgimento più o meno agitato e risultante nell’epilogo finale che non sarà necessariamente la risoluzione di tutte le cose perché in fondo così va la vita stessa, non necessariamente tutte le cose hanno un epilogo, perché non sempre può esserci una soluzione finale. Non si tratta tuttavia di trame complesse, non avviene generalmente nulla di troppo sconvolgente, né di particolarmente drammatico né entusiasmante. Sono delle storie piuttosto semplici che riescono comunque a toccare alcuni argomenti pungenti sebbene in termini piuttosto tenui: oltre ala musica e le sue proprietà magiche, si possono scorgere riferimenti ai rapporti umani, al passare inesorabile del tempo, ai contrasti fra culture, fra generazioni, fra città e campagna, e così via. Nonostante ciò, credo che i temi siano qui affrontati con una apprezzabile semplicità, sembrano davvero delle storie scritte alla luce del crepuscolo, perfette per essere lette al termine di una giornata. Cervantes scriveva in Don Chichotte “Donde hay música no puede haber cosa mala” ( ovvero, Dove c’è musica non può esserci nulla di male”), così in Notturni la musica costituisce la magia che protegge dal pericolo e dalla malvagità. Così nel racconto Come Rain or Come Shine Raymond, danzando sulle note di Sarah Vaughan con la sua amica di gioventù, cerca di non pensare alle implicazioni delle sue azioni precedenti e nel pensiero dice: “But for a few minutes at least, we were safe, and we kept dancing under the starlit sky” (“…Ancora per pochi minuti fummo al sicuro, e continuammo a danzare sotto il cielo stellato”).
Cosa ci comunica lo scrittore attraverso il di Notturni? Certamente alcuni caratteri di sé stesso: multiculturalismo, arte, contemporaneità.

Nato a Nagasaki il giorno 8 Novembre 1954, Ischiguro trascorre appena i primi cinque anni di vita in Giappone finché il lavoro del padre porta l’intera famiglia a trasferirsi a Guilford, nella regione del Surrey del Regno Unito, Paese di cui diventerà cittadino. I genitori non hanno intenzione di rimanere a lungo nel Regno Unito e programmano costantemente una partenza imminente che, tuttavia, continuerà ad essere rimandata di anno in anno. Per tale motivo, essi non hanno interesse ad integrarsi nella comunità locale, né ad adattarsi alle tradizioni e ai modi di fare anglosassone, continuando piuttosto a considerarsi dei “visitatori” su un territorio di passaggio. Tuttavia Ishiguro è ancora un bambino e l’integrazione nell’ ambiente anglosassone è inevitabile. Se in casa continua ad essere giapponese, fuori dalle mura familiari è fondamentale parlare inglese, studiare in inglese nelle scuole locali e comportarsi da inglese. Secondo comune usanza fra i giovani britannici, Ischiguro decide di passare il cosiddetto “Gap year” dopo la fine dell’educazione scolastica secondaria viaggiando nel nuovo continente, fra USA e Canada, accompagnato da un diario su cui annota regolarmente la sua esperienza e coltivando l sogno di realizzare una carriera musicale come cantautore. Inutile dire che l’esperienza dell’anno sabbatico attivamente vissuto, ha il privilegio di regalare ai giovani una maturazione a livello internazionale, un’apertura mentale multietnica e multiculturale. Il suo percorso educativo prosegue con la laurea in Lettere e Filosofia e poi con il corso di scrittura creativa che lo aiuta nell’esordio nel mondo della letteratura.
Uno scrittore contemporaneo britannico di origini giapponesi, ecco come ci si riferisce quando si parla di Ishiguro, la cui presenza è ben inserita nei suoi tempi: vincitore di numerosissimi premi letterari, autore di best seller, non trascurabile la sua collaborazione con il cinema contemporaneo e la trasposizione cinematografica di alcune sue opere.
Il Giappone per Ischiguro é certamente presente perché costituisce una delle sue identità nazionali, è il punto di partenza, la nascita e l’origine, dal quale però egli ne percepisce via via l’allontanamento fino a diventare piuttosto un Paese immaginario, una sorta di ricostruzione personale basata su ricordi.

Mi soffermo un attimo su uno dei racconti, Notturno, che dona il nome alla raccolta. Steve è un musicista non più nel fiore della gioventù che non è riuscito a conquistare la popolarità sperata. Su consiglio insistente del suo manager di affari, nonché dell’ormai ex-moglie, si rivolge presso una clinica privata per sottoporsi ad un’operazione chirurgica al fine di migliorare i lineamenti apparentemente non “perfetti” del suo viso che pare avrebbero contribuito al mancato successo. La clinica in questione è collegata ad una struttura alberghiera in cui i pazienti soggiornano durante il tempo della convalescenza successiva all’operazione sotto osservazione medica. Durante il soggiorno, Steve fa conoscenza con Lindy Gardener, cantante jazz di successo che, venuta a conoscenza di essere avere come vicino un collega musicista e mossa dalla curiosità, lo invita da lei per chiacchierare e contrastare la noia della reclusione forzata ascoltando un po’ di musica. Elemento curioso e caratterizzante della vicenda, i due stringono amicizia senza guardarsi in faccia a causa delle bende che ricoprono i volti sottoposti a chirurgia. Lindy rimane positivamente colpita dal talento di Steve dopo aver ascoltato alcuni dei suoi pezzi e decide di rubare, durante una delle sue regolari escursioni notturne nella struttura, il trofeo destinato al vincitore del musicista jazz dell’anno durante una cerimonia che si sarebbe tenuta proprio in quel luogo di lì a poco, al fine di premiare il suo vicino di stanza. Steve, nonostante la gratitudine e il piacere di riconoscimento nei suoi confronti, convince Lindy a rimettere il trofeo al suo posto per evitare imbarazzanti e problematiche conseguenze, così i due si mettono a girovagare per l’albergo per ritrovare il posto dove era custodito l’ambito oggetto. Le vicende sono qui descritte in modo ironico, i comportamenti sono quasi bambineschi mentre i due protagonisti scivolano nel silenzio fra le sale e i corridoi deserti cercando di evitare di essere visti e uditi, scivolano come dita su tasti di un pianoforte; il tutto si svolge in un’atmosfera ovattata di sogno notturno. Non mi soffermerò sui particolari della vicenda e su quello che succede ma mi permetto di anticipare solo che dopo varie peripezie i due non si incontreranno più, si tratta dunque di un incontro occasionale fra due persone, così come gli altri incontri in Notturni. Non sappiamo cosa accadrà, non è questo il senso della storia. Ishiguro lascia appositamente un punto interrogativo finale affinché il lettore si concentri non sulla conclusione, bensì sui significati dei gesti e dei simboli delle vicende e ne trovi spunti di riflessione. Sarebbe successa la stessa cosa se Lindy e Steve si fossero incontrati a volto scoperto? Avrebbero parlato allo stesso modo, si sarebbero intesi e avrebbero lasciato intendere una sottile attrazione? Come mai Lindy rimane folgorata del genio musicale di Steve? Avrebbe colto lo stesso se si fosse trovata in un contesto diverso oppure è proprio il contesto che altera le nostre percezioni, il modo di udire e vedere e di rapportarci all’altro?

In conclusione, Notturni si legge quasi tutto d’un fiato, risulta quasi impercettibile l’interruzione fra una storia e l’altra, un lavoro riuscito e apprezzato di Ishiguro, uno scrittore dai molteplici volti e costantemente impegnato in sperimentazioni letterarie. Fra le critiche che gli sono state mosse, alcuni trovano Ishiguro “irriconoscibile” fra un romanzo e l’altro, ma è evidente che sia proprio la mancanza di un unico volto a distinguerlo. Non solo, per quanto si possa dire che uno scrittore segua un filo ed una tematica dominante durante tutta la sua attività, è vero anche che la vita può cambiare profondamente gli individui, taluni possono essere più soggetti a più cambiamenti. Insomma, personalmente non trovo il cambiamento un lato negativamente criticabile.
La critica che invece decido di muovere io nei confronti di Notturni è il suo tendere al globale. In alcune delle interviste rilasciate dall’autore, egli ha messo in evidenzia quanto la sua scrittura sia influenzata dal movimento della globalizzazione, il mondo si sta unificando, tutto sta diventato sempre più uguale. Nessun dubbio sussiste sugli effetti evidenti della globalizzazione, sia da un punto di vista economico sia culturale: effettivamente tutto tende a diventare uguale, ed è plausibile che la produzione degli scrittori contemporanei riflettano la realtà. I mezzi di trasporto e di comunicazione collegano e riducono le distanze globali e rendono merce e soggetti presenti sostanzialmente ovunque, le multinazionali e i grandi istituti bancari e di credito sono ormai presenti sul territorio mondiale. Il mondo si sta unificando, tutto sta diventando uguale ovunque. Tuttavia, non me la sento di parlare di “uguale” in un mondo in cui il concetto di uguaglianza è del tutto inesistente, dove non tutti i soggetti hanno accesso agli stessi servizi, alle stesse opportunità e non tutti hanno gli stessi canoni di vita. L’economia tende ad essere globale, certo, tuttavia su un’estensione vastissima di territorio milioni di persone vivono con un reddito pro-capite nettamente inferiore all’accettabilità; i dati sulle vittime di guerra, i rifugiati, la mortalità infantile sono solo alcuni dati dell’interminabile lista di problematiche di disuguaglianza. Le risorse non sono distribuite sul territorio mondiale. Se esistono milioni di lingue e linguaggi, etnie, culture, tradizioni, cosa significa effettivamente dire che tutto si sta unificando, che tutto sta diventando uguale? Chi o cosa decide quel punto, l’Uno, in cui tutto debba convergere? Subentra a questo punto un discorso di egemonia, potere e controllo, sostanzialmente dominato dal denaro. Sì, per una parte della popolazione mondiale tutto sta diventando uguale, tutto confluisce nel Main Stream. Senza addentrarmi in un discorso che porterebbe ad altro, taglio corto esprimendo la mia preferenza nei confronti di una letteratura di “differenza”, che anziché seguire l’onda della globalizzazione, continua inesorabilmente a rimarcare “quello che non si unifica”, la molteplicità che sempre esisterà.
Avendo fra le mani il testo in lingua originale dell’autore,noto che le scelte linguistiche riflettono ugualmente il movimento di tendere all’uguale: la scrittura non evidenzia alcun differenze di accenti e modi di esprimersi variegati, nonostante le tecniche di scrittura e il riporto del discorso diretto permetterebbero di giocare sulle variazioni linguistiche. Insomma, a mio avviso l’evidente forza centripeta va a penalizzare la ricchezza dello scenario e del microcosmo rappresentato.
Marzo 2015 è il mese di pubblicazione del romanzo atteso di Ishiguro, questa volta cimentatosi con un’epoca lontana nel tempo. Si tratta infatti di un romanzo ambientato nell’Inghilterra dell’alto Medioevo dal titolo The Buried Giant (“Il Gigante Sepolto”) e chissà questa volta quale volto l’autore avrà deciso di rivelare al pubblico.

La musica ha accompagnato la lettura del libro, così come la scrittura di questi pensieri.

Motivi per leggere:
– Per la scorrevolezza del linguaggio e della lingua, nonché della trama dei racconti, insomma se si ha voglia di una lettura piacevole ma non estremamente impegnativa, pesante ed enigmatica
– Se anziché un Classico della letteratura, si ha voglia di assaporare qualcosa di contemporaneo
– Se si è appena terminato uno di quei libri a cui ci si riferisce volgarmente con l’appellativo di “mattoni”, non sono a causa della mole degli stessi, bensì per i contenuti molto impegnativi. Ora, la definizione di libro pesante ed impegnativo è estremamente personale, tuttavia IT di S. King e L’Ulisse di Joyce potrebbero essere dei candidati per la suddetta categoria
– Se si ama la musica e si desidera trovare spunti per qualche ascolto, perché no, magari anche durante la lettura stessa.
Motivi per non leggere:
– Se si ha intenzione di scoprire una parte del Giappone o se si è deciso di dedicarsi alla lettura degli scrittori orientali
– Se si detestano le storie senza conclusione
– Se non si è minimamente sensibili alla musica, si rischierebbe di non essere coinvolti nella lettura

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