23 Aprile, Giornata Mondiale del Libro, esperienza di una lettrice

bambola

Nonostante sia solita affermare di non scrivere a proposito di cose che riguardano direttamente la mia persona, mi rendo conto che, indirettamente, lo faccio sempre. Nelle recensioni, nelle interpretazioni, nelle analisi, nelle riflessioni, ci sono sempre io. Così ho deciso di utilizzare questo spazio il giorno 23 Aprile per condividere la mia esperienza da lettrice.

Ricordo che non avevo imparato né a leggere né a scrivere prima dell’età scolare, quindi fino ai sei anni mi esprimevo naturalmente senza le parole scritte, come tutti i bambini prima dell’alfabetizzazione. Avevo libri di fiabe di cui  apprezzavo principalmente i disegni; le parole scritte mi affascinavano certamente per le loro forme ma non ne comprendevo il significato; scarabocchiavo pagine e pagine di quaderni illudendomi di scrivere racconti e di raccogliere appunti che avessero un senso. Insieme a questa primordiale forma di scrittura, ricordo che mi esprimevo tanto con i disegni, con i colori, con il movimento e la danza. A 5 anni imparavo i nomi dei passi di danza in inglese e ricordo che una volta ci fu distribuito un foglietto con alcuni nomi di posizioni e passi di danza classica sia in versione italiana che in versione inglese e, nonostante fossi fra le ‘bambine piccole’ che non sapevano ancora leggere, ricordo che mi affascinò questo curioso bilinguismo; mi sembrava infatti di riuscire a cogliere la differenza dei due codici linguisti scritti. Sempre in occasione di una di quelle avventure nella danza classica, mi ritrovai ad essere esaminata da un’esperta ballerina Londinese che parlava una lingua sconosciuta. Fu allora che decisi che anche io avrei voluto un giorno capire, parlare, scrivere e leggere in quella lingua tanto sconosciuta ma tanto musicale e diversa dal mio italiano ancora in fase di formazione. Insomma, la danza non diventò mai la passione della mia vita ma la tengo nel cuore per aver svegliato altri impulsi durante l’infanzia.

Finalmente arrivò il tempo della scuola dell’obbligo: non vedevo l’ora di diventare grande e imparare le cose dei grandi (poi mi son resa conto che le cose dei bambini talvolta possono essere più interessanti delle cose degli adulti). Non ricordo di aver avuto difficoltà dell’apprendimento della scrittura e della lettura (certo, ci volle de tempo affinché imparassi a scrivere la N a stampatello nel verso giusto); tuttavia ricordo che durante l’estate fra la prima e la seconda elementare percepii l’affievolirsi della scorrevolezza della mia lettura, evidentemente non alimentata da un esercizio regolare, e per qualche motivo ricordo ancora il sentimento di sgomento che provai, per quanto si trattò di un brevissimo periodo, poiché mi sembrava di aver perso un potere magico che avevo recentemente acquisito: la lettura.

Così mia madre mi regalò uno di quei libricini che si vendevano nelle edicole accompagnati dalle audiocassette; il libro è andato perduto, così come la cassetta, ma ricordo che parlava di un leone in un giorno assolato d’estate, tuttavia la memoria mi abbandona sul resto del contenuto. Fu un’ottima scelta al tempo poiché l’ascolto e la lettura delle parole mi riportarono la sicurezza nella lettura e cominciai a sentire il bisogno di leggere il mio primo vero libro completo. Allora, sempre con mia madre, mi recai in una nota libreria del mio paese, ormai chiusa, e così il mio viaggio nella letteratura cominciò a circa 7 anni con La Bambola dell’Alchimista di Bianca Pitzorno, un libro che apprezzai tantissimo.

Teo è un bambino che desidera ardentemente una sorellina. Egli riesce ad impossessarsi di una curiosissima bambola trovata in un negozio di antiquariato, quasi pare che questa respiri e comportarsi una vera neonata: è una bambola magica antichissima e protetta dalla fata Lavinia, creata in origine da un solitario alchimista desideroso di prole e che produce lingotti doro anziché feci umane. Dopo varie vicissitudine e peripezie Teo e Lavinia proseguono la loro vita senza la bambola magica, si sposano, hanno una bimba che ricorda tanto la loro precedente bambola magica e vissero felici e contenti.

L’amore e la malvagità, gli ostacoli della vita e le sfide, l’inesorabile scorrere del tempo e la magia sono alcuni dei temi di questo semplice racconto per l’infanzia.

Da allora io e i libri siamo diventati compagni inseparabili, tanto che in età adulta sono stati il problema dei miei trasferimenti: l’ingombro e il peso causati da essi, tuttavia irrinunciabili. In seguito c’è stato uno di quei momenti non illuminati dalla positività che giungono nella vita di tutti noi in cui ho dovuto forzatamente rinchiudere i miei libri in un cassetto in modo che essi smettessero di avere il ruolo che avevano avuto fino a quel momento per me. Quando la situazione era diventata ormai insopportabile, i libri mi sono venuti in soccorso, sbucando con forza da quel cassetto e riportandomi i loro profumi, il rumore tipico dello sfregamento delle loro pagine, le loro innumerevoli parole e mi hanno aiutata a risvegliare quella parte che un tempo, indipendentemente da quello che succedeva attorno, si lasciava incantare dalle parole scritte. Per me la lettura non serve solo a creare nuovi mondi ed evadere dalla realtà, serve anche a svegliarsi nel mondo reale, guardarsi attorno, partecipare attivamente, esprimersi.

Riassumendo, la lettura è importante per me perché:

  • mi ha dato la possibilità di viaggiare quando ancora non lo potevo fare;
  • mi ha dato la possibilità di sentire più opinioni, più punti di vista di quelli disponibili nella realtà circostante e mi ha dato la possibilità di formare la mia identità, il mio pensiero, sulla base della pluralità;
  • se da adulta mi sono resa conto di avere una mente discretamente aperta nei confronti dell’Altro, non è stato tanto grazie a quello che mi circondava, bensì grazie alle voci dal mondo: Gabriel Garcia Marquez, Charles Dickens, Stephen King, Antonio Tabucchi, George Elliot a cui si sono aggiunti tanti altri nel corso degli anni (naturalmente c’è stata anche la stagione dei fumetti, ricordo un’estate in cui lessi tutta d’un fiato la collezione completa dei Topolino di mio fratello). Mi permetto di dire che gli scrittori sono stati degli educatori, degli insegnanti del bene e del male, com’è giusto che sia.

Leggere non significa solo interpretare i segni di un alfabeto linguistico e decodificarne il significato, bensì anche immaginare; l’atto del leggere stimola e spinge il cervello all’atto della raffigurazione: quello che il cervello non vede dagli gli occhi crea. Leggere risveglia il cervello nei momenti di assopimento di quest’ultimo.

Se qualcuno capitasse da queste parti sarebbe bello se potesse condividere la propria esperienza da lettore o, quanto meno, menzionare il primo libro letto nella propria esistenza, l’incipit di questo viaggio comune, e per questo ringrazio in anticipo.

Link consigliati:
Antonio Tabucchi e la proprietà intellettuale 
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2 thoughts on “23 Aprile, Giornata Mondiale del Libro, esperienza di una lettrice

  1. Ricordo che quand’ero piccola mi nascondevo da qualche parte per poter leggere indisturbata. Mia mamma non apprezzava che evitassi le altre attività di aituo domestico per rintanarmi nei mondi segreti delle mie letture.
    Per la curiosità di poter capire la gente, iniziai prestissimo ad avere la necessità di apprendere altri idiomi… questo mi ha aperto le porte di un mondo sconosciuto ed affascinante.
    Ho viaggiato moltissimo, per lavoro e per diletto, ho arricchito la mia conoscenza e cultura grazie alle centinai di migliaia di persone che ho incontrato sul mio cammino. Il leggere la parola scritta si è di conseguenza tramutato nell’ascolto di quanto non scritto, ma tramandato oralmente.
    Il mondo nascosto tra i libri, sia esso reale o fantastico, ci permette di evadere dalla quotidianità e di distaccarci dai problemi che assillano la nostra mente.
    Prediligo il genere fabula (J.R.R. Tolkien, J. Verne, E. Salgari, C.S. Lewis, P. Pullman per citarne un paio), forse perché la bambina interiore mi riporta sempre alla mia giovinezza.
    Ma in sostanza, la lettura permette di istruirci, di apprendere, di riconsiderare, di svelare… e certamente di sognare!
    Fortunatamente non dovrò più pensare a traslocare… per me i libri sono una sorta di “collegamento” col passato, una volta aquistati non riesco più a separarmene. Essi diventano delle presenze speciali, arricchite da annotazioni a matita, da evidenziazioni colorate e da foglietti volanti che raccontano anche il mio stato d’animo al momento della lettura…
    Pezzi di vita, insomma!
    :-)c

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  2. Bellissima esperienza Claudine, grazie tante per la condivisione! Dalle tue parole si comprende una bellissima ricchezza culturale (le lingue devono aver contribuito inevitabilmente), il vero valore dell’esistenza, la fonte di giovinezza eterna! Noi lettori siamo privilegiati! Anche i miei libri sono inevitabilmente pieni di annotazioni a matita, foglietti e ricordi, non posso farne a meno! 🙂
    Buona giornata!

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