1214-2014, otto secoli della lingua portoghese e voci lusofone dall’Africa: l’arte figurativa di Lívio de Morais

Lo scorso anno la lingua portoghese ha ufficialmente compiuto ben otto secoli di vita da quando il primo documento ufficiale fu redatto dal re Alfonso II a capo del neonato regno lusitano. Si trattava del testamento del re, un atto ufficiale di ribellione per marcare la differenza del regno e consegnarlo nelle mani di una desiderata indipendenza futura, affinché esso rimanesse libero dall’assoggettamento dei domini stranieri (cosa che tuttavia non avvenne). Il mondo del web permette agli interessati di effettuare qualche semplice ricerca per poter partecipare, quanto meno virtualmente se non dal vivo, ad una serie di attività culturali e artistiche dedicate dell’evento in questione anche nel corso del corrente anno. Infatti, esiste un’associazione che porta proprio il nome della ricorrenza,  8 séculos de Língua Portuguesa, la quale si è attivata per organizzare alcune interessanti iniziative.

In occasioni del genere capita di domandarsi cosa ci sia di importante da celebrare e commemorare, cosa sia accaduto di talmente marcante affinché l’ottavo secolo della lingua portoghese debba essere degno di qualche menzione o attenzione. Ebbene, otto secoli sono stati sufficientemente lunghi da permettere che tutto accadesse,  tanto che la lingua portoghese, derivando da una forma di uno dei volgari del latino portato nella penisola iberica dai Romani e partendo da un minuscolo punto di origine localizzato nell’attuale Galizia, si è diffusa attraverso il primo grande impero coloniale e ha resistito alla decolonizzazione; è stata strumento di indipendenza, di affermazione della differenza dei popoli oppressi. Oggi esiste un’ampia comunità di paesi lusofoni (Comunidade dos Países de Língua Portuguesa o CPLP) che ingloba il Portogallo, il Brasile insieme ai PALOP o i Paesi Africani di Lingua Ufficiale Portoghese ( Angola, Capo Verde, Guinea-Bissau, Guinea Equatoriale, Mozambico, São Tomé e Príncipe) e Timor Est (aggiuntosi a partire dal 2002, dopo aver ottenuto l’indipendenza dall’Indonesia). Tutti questi Paesi facenti parte della comunità linguistica, proprio grazie alla lingua in comune, condividono un pezzo importante di patrimonio culturale, possiedono una sorta di modo comune di vedere le cose, un linguaggio comune che non tutti comprendono al 100%. Nello stesso tempo, è curioso che si tratti di territori tanto eterogenei sotto molteplici aspetti.

Instituto  Camões, Avenida da Liberdade, 270, 1250-149 Lisboa, Portugal.

Instituto Camões, Avenida da Liberdade, 270, 1250-149 Lisboa, Portugal.

Oggi i paesi ex-colonizzati, oltre alla loro originale produzione, hanno il diritto e il dovere di presentare la loro visione dell’ex-impero e dell’ex-centro, nonché la loro interpretazione dell’arte europea, che per tanto tempo è stata importata nei loro territori presentandosi come l’unica forma di arte possibile; in fondo l’Occidente ha per secoli prodotto rappresentazioni dei popoli e dei territori colonizzati, senza porsi il problema della visione opposta. L’Istituto Camões della lingua e della cultura portoghese, su iniziativa dell’Associazione prima menzionata degli 8 secoli della lingua, ha inaugurato proprio il 2 giugno 2015 presso la sua sede di Lisbona la mostra dell’artista mozambicano Lívio de Morais intitolata Um olhar africano sobre Fernando Pessoa (Uno sguardo africano su Fernando Pessoa), che getta una visione mozambicana su un artista portoghese tanto eclettico e peculiare come Pessoa e tanto celebrato nella cultura lusitana.

de moraisL’immagine qui a sinistra è stata estrapolata dalla mostra pittorica di de Morais e mostra proprio Fernando Pessoa su uno sfondo rosso che – almeno per me – richiama inevitabilmente i sanguinosissimi eventi che hanno accompagnato la diffusione della lingua portoghese nel mondo e, quasi per contrasto, ci sono dei frutti che richiamano la natura. Sullo sfondo si mischiano i colori sulla tela producendo quasi un tipico tramonto della savana. I lineamenti plastici del volto di Pessoa sembrano proprio ridisegnarsi per mano dell’artista fino a riformarsi nelle fattezze di un uomo africano, tanto che il soggetto risulta diverso rispetto alla maggior parte dei ritratti dell’artista esistenti; tuttavia, l’abbigliamento è il solito formale e spiccatamente occidentale. Accanto a Pessoa e in primissimo piano – non a caso –  , più vicina all’obiettivo, c’è una donna (una madre generatrice dei popoli) che rappresenta l’Africa, sia per i tratti somatici del volto, sia per gli abiti colorati che indossa e gli accessori (il fazzoletto sul capo e i  monili).

de morais livioLívio de Morais è un artista contemporaneo, nato il 10 maggio del 1945 in Mozambico, si è formato presso l’istituto artistico Lourenço Marques di Maputo, trasferitosi successivamente a Lisbona dove si è laureato all’accademia delle Belle Arti. Pittore, scultore, illustratore, ha scritto 3 libri di arte ed è un insegnante di storia dell’arte nella scuola secondaria in Portogallo; egli è anche uno studioso di sociologia e di arte africana che promuove costantemente nella sua produzione artistica contemporanea. In occasione della mostra per la celebrazione degli otto secoli della lingua portoghese, de Morais omaggia il percorso di Fernando Pessoa dalla cui arte estrapola la visione universale, apocalittica e messianica, l’incertezza del domani “I know not what tomorrow will bring” che tanto rappresenta la nostra epoca contemporanea.

Provo ad immaginare e credo che Pessoa avrebbe tanto apprezzato la rappresentazione di de Morais che si va ad aggiungere alla sfilza delle rappresentazioni che egli stesso creò di sé attraverso i suoi numerosi eteronimi. In questo caso, interessante avrebbe trovato egli la rappresentazione di un Pessoa africano, magari proprio mozambicano, d’altronde egli visse proprio in un cross-road of cultures (incrocio di culture), fra Portogallo e Sud Africa (dove risiedette per alcuni anni durante l’infanzia), fra Europa e Africa, fra portoghese e inglese sudafricano, fra Nord e Sud.

Link consigliati:

L’articolo pubblicato nel 2014 da Público: adottare le differenze per assicurare l’uguaglianza.

Associazione culturale luso-mozambicana 

L’evento sul sito del’Instituto-Camões

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One thought on “1214-2014, otto secoli della lingua portoghese e voci lusofone dall’Africa: l’arte figurativa di Lívio de Morais

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