Pepetela e il concetto di pluralismo nella narrazione di storie umane

Il Narratore

Donna mulatta, Eugene Delacroix, 1824.

Donna mulatta, Eugene Delacroix, 1824.

EU, O NARRADOR, SOU TEORIA.

 Nasci na Gabela, na terra do café. Da terra recebi a cor escura de café, vinda da mãe, misturada ao branco defunto de meu pai, comerciante português. Trago em mim o inconciliável e é este o meu motor. Num Universo de sim ou não, branco ou negro, eu represento o talvez. Talvez é não para quem quer ouvir sim e significa sim para quem espera ouvir não. A culpa será minha se os homens exigem a pureza e recusam as combinações? Sou eu que devo tornar-me em sim ou em não? Ou são os homens que devem aceitar o talvez? Face a este problema capital, as pessoas dividem-se aos meus olhos em dois grupos: os maniqueístas e os outros. É bom esclarecer que raros são os outros, o Mundo é geralmente maniqueísta.

IO, IL NARRATORE, MI CHIAMO TEORIA.

Sono nato a Gabela, nella terra del caffè. La terra mi ha dato il colore scuro del caffè, eredità di mia madre, mescolato al bianco cadavere di mio padre, commerciante portoghese. Dentro di me racchiudo l’inconciliabile, e questa è la mia forza motrice. In un Universo fatto di sì o di no, di bianco o di nero, io rappresento il forse. Forse significa no per chi vuol sentir dire sì e significa sì per chi vuol sentir dire no. È colpa mia oppure è colpa dell’umanità che esige la purezza e rifiuta le combinazioni? Sono io che devo trasformarmi in un sì o in un no? Oppure è l’umanità che deve accettare il forse? Davanti a questo problema, ai miei occhi gli individui si dividono in due gruppi: i manichei e gli altri. Sia chiaro, gli altri sono rari, il Mondo è generalmente manicheo.

Così si presenta in prima persona uno dei personaggi di un romanzo di Pepetela, che qui non menzionerò, poiché è mia intenzione isolare il paragrafo estrapolato per trarne il significato universale. Sebbene manchino i dettagli, il contesto è chiaramente ancora quello coloniale e il narratore è mulatto, nato dall’unione di una donna della colonia e di un commerciante europeo. Il narratore riporta un problema di ‘inconciliabile inadeguatezza’ del suo essere che sfocia in una questione universale. Essere altro rispetto all’altro – mi si perdoni il gioco di parole- può essere, per certi versi, persino peggiore rispetto ad essere ‘semplicemente’ altro. Il concetto di pluralità è qui centrale. Il narratore è una mescolanza di due entità opposte, egli personifica quello che si potrebbe indicare come ibridismo, per quanto trovi spiacevole associare questo termine ad un essere umano.

Benché si sviluppi su dinamiche complesse che possono persino creare la mescolanza, in generale il Mondo non accetta quello che non riesce a categorizzare e non ha voglia di riformulare o, meglio ancora, ampliare il linguaggio in uso. Che si tratti di una differenza etnica, sessuale, religiosa e quant’altro, ciò che si trova al di fuori degli insiemi predefiniti è scomodo; qualunque esso sia, il ‘TRANS-qualcosa spaventa. È curioso come il narratore paragoni la questione al manicheismo, una religione che sostiene il dualismo assoluto dell’Universo.

L’autore

220px-PepArtur Carlos Maurício Pestana dos Santos nasce a Benguela il 29 ottobre del 1941, da una famiglia di portoghesi radicati in Angola da alcune generazioni. Comincia a frequentare la scuola nella città natale ma a 14 anni si trasferisce a Lubango, dove si ritrova in un ambiente diverso dal precedente, in cui percepisce maggiormente la condizione coloniale ed il problema della discriminazione etnica.

Parte per Lisbona nel 1958 con l’intenzione di iscriversi all’università e si immatricola presso la facoltà di ingegneria che frequenta per poco tempo, poiché scopre di essere sempre più orientato verso gli studi umanistici e prende la decisione di cambiare rotta passando alla facoltà di lettere. Nella capitale portoghese viene subito a contatto con un’organizzazione conosciuta come la Casa degli Studenti dell’Impero in cui si riuniscono i giovani provenienti dalle colonie portoghesi dell’epoca che, non potendo studiare presso istituzioni accademiche locali vista l’assenza di queste nei territori colonizzati, emigrano in numero sempre maggiore e cominciano a formare uno strato di intellettuali e che rappresenteranno successivamente la forza degli studi accademici in ambito postcoloniale. Nel frattempo, l’Angola è in piena fase di ribellione e scoppia ufficialmente la guerra anti-coloniale. Nel 1963 Pepetela ritorna in patria per unirsi al gruppo dei guerriglieri del MPLA (Movimento Popular para a Libertação de Angola) diventando così testimone e protagonista della storia politica del suo paese. Questa esperienza è fondamentale perché lo forgia nell’intellettuale che è oggi e, oltre a segnare la traiettoria del suo peculiare percorso, è proprio a questo punto che sceglie Pepetela come nome letterario. Non si tratta di uno pseudonimo, bensì del nome di guerra scelto dai colleghi del MLPA in lingua kimbundu. A causa delle complicazioni politiche del Paese, Pepetela è costretto all’esilio prima in Francia e, successivamente, in Algeria dove la permanenza si prolunga di parecchio, tanto che riesce ad ottenere una borsa di studio e si laurea in sociologia. Ivi, insieme agli intellettuali Costa Andrade e Henrique Abranches si impegna in un’attività di scrittura della Storia dell’Angola in una prospettiva nuova e rivoluzionaria.

Riesce a ritornare in Angola per riunirsi con il MPLA e lottare a favore dell’indipendenza angolana che viene finalmente raggiunta nel 1975. Pepetela diventa Ministro dell’Educazione e della Cultura durante la prima presidenza dell’intellettuale Agostinho Neto e si ricopre importanti funzioni politiche per ben sette anni, finché decide di dare le dimissioni e dedicarsi esclusivamente alla letteratura, alla cultura e alla docenza presso l’Università di Luanda. L’assegnazione del Premio Camões nel 1997 ufficializza l’entrata di Pepetela sulla scena del panorama letterario mondiale. Non aggiungo altro in merito alla sua biografia e lascio piuttosto che parlino le sue opere.

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4 thoughts on “Pepetela e il concetto di pluralismo nella narrazione di storie umane

  1. Molto interessante è il pezzo, che hai pubblicato sulla questione coloniale e sull’essere diverso ovvero quel gruppo di persone, che connotiamo con disprezzo come meticci ma che assommano in sé l’essere l’uno e l’altro.
    Complimenti per come hai trattato un paragrafo estrapolato da un contesto più ampio..

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  2. Pingback: MAYOMBE di Pepetela, storie di guerra e storie di angolani | Translature

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