MAYOMBE di Pepetela, storie di guerra e storie di angolani

IMG_4528

Mayombe è il nome di un territorio montuoso coperto da una fitta foresta, situato sul lato occidentale dell’Africa che comprende una parte dell’attuale Congo, Gabon e una frazione dell’Angola settentrionale (la provincia di Cabinda), delimitato dai fiumi Congo e Kouilou. Qui si ambientano le vicende di un gruppo  di guerriglieri del MPLA (Movimento Popolare per la Liberazione dell’Angola) narrate nel romanzo di Pepetela che si intitola proprio Mayombe, riprendendo il nome geografico.

Fondendo una parte di materiale autobiografico con elementi di pura invenzione, l’opera si incentra innanzitutto sul quotidiano dei guerriglieri durante un lasso di tempo limitato. Mayombe tratta storie di guerra e storie di persone. Testo scritto fra il 1970 e il 1971, durante gli anni di servizio di Pepetela nel MPLA, in origine doveva essere semplicemente un rapporto di guerra indirizzato al dipartimento dell’informazione del gruppo. Tuttavia, quando Pepetela cominciò a riportare nero su bianco una lista di eventi significativi che dovevano essere registrati secondo procedura, si rese conto che aveva bisogno di scrivere per liberarsi e raccontare la verità, perciò si interruppe e decise che il suo rapporto sarebbe stato trasformato in un’opera di finzione, un romanzo.

L’interesse principale di Pepetela in Mayombe si rivolge alle persone, con le loro caratteristiche uniche, le difficoltà della vita ed i contrasti dei rapporti sociali che sono fortemente determinati dai fattori dell’ambiente circostante, dalla situazione politica, dalla condizione di pace o di guerra.

In Mayombe Pepetela espone il proprio punto di vista su alcuni argomenti di attualità, fra cui il tribalismo, le questioni etniche e il razzismo, quest’ultimo determinato sia da fattori interni che da quelli esterni e derivanti dal sistema di dominio coloniale. Pepetela manifesta la sua preoccupazione in merito della costituzione dell’unità nazionale dell’Angola, evidenziandone problematiche scomode, quali la disomogeneità e la disorganizzazione del MPLA e del territorio angolano, le contraddizioni delle strategie della lotta armata, la corruzione. Si tenga conto che l’Angola al tempo della rivoluzione anticoloniale non era ancora un Paese unito e non era circoscritta nel territorio che attualmente conosciamo, pertanto parteciparono alla lotta di liberazione gruppi estremamente diversi fra loro che, per forza di cose, non potevano aspirare ad un interesse unico nella formazione della nazione unita.

IMG_4526Pepetela narra tutto in modo nudo e crudo, è estremamente diretto quando passa in rassegna le varie questioni così come si presentano ai suoi occhi, senza filtri. Proprio questo sarà la causa principale del ritardo della pubblicazione del libro che avverrà solo nel 1980, ben un decennio dopo la scrittura e necessariamente dopo l’avvenuta approvazione del contenuto da parte del primo presidente angolano ed intellettuale Agostinho Neto.

La struttura del testo è piuttosto lineare, gli eventi si svolgono in ordine cronologico e sono raccontati in terza persona dalla voce del narratore onnisciente, esterno alle vicende, che si interrompe di tanto in tanto in modo da lasciare che i personaggi facciano irruzione nel tessuto narrativo e parlino con voce propria. Infatti, il testo è inframmezzato da segmenti della lunghezza di alcuni paragrafi, facilmente distinguibili anche visivamente tramite l’uso del corsivo, in cui i personaggi parlano in prima persona al lettore. In questi frammenti, i personaggi si presentano, fornendo alcuni tratti caratterizzanti della propria identità (ad esempio, l’origine etnica e geografica, eventuale attività svolta prima del MPLA), esprimono il proprio punto di vista sulla situazione che stanno vivendo, sulla guerra, fanno alcune considerazioni personali sia sulle vicende che sugli altri personaggi, concordando o discordando su questo o quell’altro punto. Non ho trovato tali interruzioni fastidiose, al contrario, credo che donino al romanzo un carattere di realismo post-moderno, coinvolgendo il lettore e fornendo costantemente una prospettiva pluralistica sulla storia. Inoltre, tutto il testo è piacevolmente arricchito da dialoghi riportati tramite il discorso diretto , che rinforzano la partecipazione attiva del lettore e lasciano che egli familiarizzi con un linguaggio colloquiale e impregnato di regionalismi. La critica letteraria ha spesso associato la struttura di Mayombe a quella del romanzo postmoderno, poiché rompe con la tradizione romanzesca e con i classici, diluendo le storie in una struttura irregolare che fa uso di molteplici stili.

A parte questo, l’ossatura generale del romanzo si articola in cinque capitoli, più l’epilogo conclusivo pronunciato interamente dal Commissario del gruppo, João, che chiude ciclicamente  la storia, riprendendo l’incipit dell’autore in cui si richiama il mito greco di Prometeo, che ha il suo corrispettivo Yoruba in Ogun, ovvero l’eroe guerriero per eccellenza, nonché l’anima protagonista di Mayombe.

Tutti i personaggi, così come Pepetela, portano i nomi di guerra e raramente si richiamano i nomi propri di nascita: Teoria, il giovane mulatto, Milagre, di astrazione contadina del gruppo dei kimbundo, Mundo Novo, fervente marxista, Muatiânvua, di padre bailundo e madre kimbundo, ed ancora altri.

Per quanto Pepetela incentri la sua narrazione sulle persone e sulle loro caratteristiche distintive, è evidente che avvenga un restringimento progressivo dell’obiettivo nel corso della narrazione, finché questo si focalizza sul Comandante del gruppo, Sem Medo (Senza Timore, l’unica paura che egli aveva era quella di non avere timore), che è tra l’altro l’unico a cui non viene dedicato alcun paragrafo in cui egli possa parlare in prima persona al lettore. In effetti non se ne sente la necessità, poiché Sem Medo è colui la cui voce viene riportata più frequentemente nel discorso diretto. Egli è l’intellettuale del gruppo, si racconta infatti che ha  abbandonato gli studi della facoltà di economia nel 1964 in seguito alla decisione di unirsi al MPLA, ed è colui che, è evidente, ha più cose in comune con l’autore.

Qui di seguito, evidenzio i tratti salienti di ciascun capitolo al fine di fornire un quadro generale del contenuto dell’opera.

  1. La Missione. Capitolo di apertura in cui si assiste ad alcuni eventi quotidiani della vita del MPLA: la discussione delle strategie della missione militare, uno spostamento organizzato sul territorio, il coinvolgimento di alcuni civili del posto. Viene presentata una pluralità di personaggi, senza che però nessuno prevalga sull’altro, volutamente, al fine di fornire un quadro generale e completo.
  2. La Base. In questo capitolo il lettore ha modo di conoscere più da vicino la vita dei guerriglieri della base militare, le strategie e la programmazione della lotta e l’addestramento delle nuove reclute; si demarcano i confini fra la zona di lotta e i villaggi dei civili a stretto contatto fra di loro. Inoltre, si trattano i problemi di disomogeneità all’interno del gruppo e giunge persino l’eco lontano del marxismo che anima la rivoluzione contro il potere coloniale.

    Donne, opera di Arlete Marques, artista angolana.

    Donne, opera di Arlete Marques, artista angolana.

  3. Ondina. Si tratta di un capitolo molto interessante in cui la protagonista principale è l’unica donna coinvolta più direttamente nelle vicende qui narrate del MPLA. Inizialmente impegnata ufficialmente con il Commissario João e verso il quale nutre un sentimento di vero amore, è coinvolta in un episodio di tradimento carnale (che sarà seguito da altri tradimenti, tutti carnali) assieme al responsabile della retroguardia, André, evento che destabilizza l’equilibrio dell’intero gruppo. Alla base del tradimento a cui Ondina si abbandona c’è il problema dell’estrema difficoltà dei rapporti sociali e dell’amore in tempi di guerra, l’insoddisfazione e l’insostenibilità della situazione. Ritengo che la figura e la voce di Ondina siano fondamentali per conoscere l’altra parte del popolo angolano, quello di cui si parla sempre con maggiori difficoltà, ovvero la componente femminile. Sotto una prospettiva più ampia, le donne, nonostante non combattano direttamente nei gruppi organizzati, sono da sempre delle guerriere a tutti gli effetti, più coinvolte di quanto si possa pensare. Le donne sono informatrici, spesso vengono in possesso di informazioni importantissime e segretissime, talvolta conoscono gli attacchi prima del tempo, nascondono armi e fuggitivi, danno protezione e indicano le scorciatoie. Inoltre, in mancanza degli uomini, esse continuano ad animare duramente il fuoco della vita nei villaggi affinché ci sia il suolo su cui, una volta terminata la guerra, si possa finalmente ricostruire la pace.
  4. Surucucu. Il capitolo porta il nome di un serpente autoctono del Mayombe che è causa di un falso allarme di un attacco da parte del nemico. Il ruolo di rilievo svolto dal serpente che fa parte della fauna locale mi suggerisce un simbolo del coinvolgimento dell’ambiente naturale nelle vicende di guerra, così come si vedrà anche nel capitolo successivo.
  5. Amoreira (ovvero l’albero di gelso). Senza che io stia qui a svelare il finale del romanzo, si tratta di un capitolo su cui cade il velo nero della Morte e non potrebbe essere altrimenti dal momento che si tratta di una storia di guerra e, si sa, quest’ultima non porta mai nulla di buono. I guerriglieri si preparano per il vero scontro con i coloni che avviene effettivamente alla fine del capitolo. Non ci interessa chi vincerà il combattimento, la guerra porta dolore e morte. Sin dall’incipit del capitolo, l’atmosfera è intrisa di ansia, l’immagine potrebbe essere quella di un filo elastico in estrema tensione, l’equilibrio è destinato a rompersi. In fondo, ogni guerrigliero, per quanto stia combattendo per una causa comune, rimane solo, lottando contro le proprie paure o i propri fantasmi, confrontandosi faccia a faccia con la Morte che purtroppo a questo punto è molto più prossima di quanto ci si possa aspettare. Il capitolo prende il nome dall’albero maestoso del gelso attorno al quale, alla fine, i guerriglieri superstiti si raccolgono in una sorta di rito celebrativo e sacrale.

Per quanto i temi trattati siano molteplici all’interno del romanzo, due sono quelli che predominano, come ho accennato nel paragrafo introduttivo in alto. In primo luogo, la guerra, perché senza di essa lo svolgimento degli eventi e i comportamenti delle persone sarebbero completamente diversi. Il Bazuka e l’Aka sono i simboli della guerra angolana con i quali si viene a conoscenza durante la narrazioni e sono le armi che si procurarono sia guerriglieri che civili ai tempi della lotta per la liberazione. In secondo luogo, la gente, poiché si tratta di un racconto impregnato di umanità, in cui lo scrittore scorre attraverso gran parte degli elementi che caratterizzano l’essenza dell’essere umano, a prescindere dal sesso, dall’etnia e dallo strato sociale di appartenenza, per quanto questi elementi influiscano sulla costruzione dell’identità di ciascuno. Fra i problemi trattati ci sono le relazioni umane, l’amicizia e l’amore, la corruzione e l’onestà, la paura della morte.

Perché leggere il libro?

Per quanto si tratti di un’opera di finzione, Mayombe è un libro storico che aiuta a ricostruire una parte importante della storia dell’Angola che difficilmente affrontano, quanto meno in modo approfondito, i libri di storia occidentali. Spesso si parla di Africa come continente e ci si riferisce erroneamente ad un’identità unica, ignorando il fatto che si tratta di un continente enorme con un percorso storico particolare. Spesso ci si riferisce all’Africa sub-sahariana come l’Africa nera che in realtà è molto più colorata di quello che si possa immaginare. Mayombe presenta una parte di questo spettro di colori.

Perché non leggere il libro?

Nessun motivo in particolare, se non quello di evitare la lettura se non si è disposti ad eliminare alcuni preconcetti che non permetterebbero di apprezzare il reale significato del romanzo.

Advertisements

4 thoughts on “MAYOMBE di Pepetela, storie di guerra e storie di angolani

  1. Pingback: Amilcar Cabral e un sogno di pace irrealizzato | Translature

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s