Amilcar Cabral e un sogno di pace irrealizzato

Qualche giorno fa, il 3 luglio, l’arcipelago di Capo Verde ha compiuto il quarantesimo anno di indipendenza  dal Portogallo. Certo, un evento che per molti non avrà un gran significato, tuttavia, si tratta di un importante avvenimento nell’ambito delle Storie del Mondo, che oggi voglio ricordare riproponendo una delle voci represse della libertà, quella di Amilcar Cabral. La sua figura si potrebbe collocare geograficamente fra i territori della Guinea e di Capo Verde ed è strettamente associata al concetto di indipendenza dal potere coloniale, di costruzione dell’identità e di orgoglio africano.

amilcar-cabralAmilcar Cabral nasce nella Guinea portoghese nel 1924, a Bafatà, e, ancora bambino, si trasferisce a Capo Verde con la famiglia che era proprio originaria dell’arcipelago. Studia a Mindelo, nell’isola di São Vicente, dove un giorno si ambienteranno le vicende di un celebre romanzo del capoverdiano Germano Almeida, intitolato Il Testamento del Signor Napomuceno da Silva Araujo. Si trasferisce in Portogallo per gli studi universitari e diventa un ingegnere agronomo, acquisendo competenze ben sfruttabili nel suo paese nell’ambito dell’implementazione di nuove tecniche di coltivazione.

Insieme ad altri anti-colonialisti, nel 1952 fonda il PAIGC (Partito Africano per l’Indipendenza della Guinea e di Capo Verde), un gruppo politico in cui si cominciano a porre le fondamenta per l’indipendenza.

Sotto circostanze mai del tutto chiarite, Amilcar Cabral viene ucciso da alcuni membri del PAIGC in una tarda serata, nella città portuale guineense di Conakry, mentre rincasava assieme a sua moglie. A porre crudelmente fine alla sua vita non è in questo caso il nemico colonialista, bensì la corruzione interna e alcuni di quei conflitti che Pepetela, senza peli sulla lingua, espone in Mayombe.

Segue una poesia che, a mio avviso, aiuta il lettore curioso a conoscere una piccola sfumatura di un’isola di Capo Verde attraverso la voce dell’artista.

Il poeta invoca la musa ispiratrice che, in questo caso, non è una donna bensì la sua terra. Egli adotta un topos estremamente comune nelle letterature mondiali, in cui la figura della donna  è associata ad un senso di protezione materna, di pace e di stabilità, e diventa la personificazione della Terra. A proposito, ricordo come il pittore Delacroix commemora lo spirito rivoluzionario della libertà attraverso la figura femminile che diventerà la Marianna, il simbolo della rivoluzione Francese; è pure donna l’Europa che “giageappoggiata sui gomiti” a cui si rivolge Fernando Pessoa in Messaggio.

In poche parole Cabral definisce il contorno della Donna/Terra protettrice, sempre pronta ad accogliere i suoi figli, nonostante debba sopportare il logorio causato dal tempo, dai fattori atmosferici e dalle sofferenze della vita. Il lettore ne può trarre gli elementi che differenziano l’isola capoverdiana da qualsiasi altro territorio (la siccità, la terra arida), ed emerge la voce del popolo.

Isola

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L’uccisione di Amilcar Cabral

40 anni di indipendenza, Capo Verde

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5 thoughts on “Amilcar Cabral e un sogno di pace irrealizzato

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