Sull'(in)utilità della Poesia

Circolo16

A chi serve la Poesia? #Settimanale16

Io non scrivo poesie , non ne ho neppure mai provato a scriverne una, pertanto non ho nulla da dire sul processo di creazione poetica. Leggo poesie, ma non prevalentemente; ne apprezzo alcune, altre non riesco a comprenderle. A volte non apprezzo delle poesie che poi, dopo varie riletture ed adeguati approfondimenti, finiscono col diventare le mie preferite.
Data l’antichità della sua origine, la mia mente di lettrice si è ritrovata spontaneamente a ripercorrere le tappe fondamentali della poesia nel corso della storia della letteratura, per cercare di rintracciare quel perché su cui verte l’attuale Settimanale16: a chi serve la poesia, qual è il suo fine? Insomma, perché si scrivono e si leggono poesie?

Nella Grecia classica la poesia era lirica, nel senso che si accompagnava al suono delle corde della lira. Il naturale accostamento della poesia alla musica suggerisce un’equazione in cui “la nota sta alla…

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6 thoughts on “Sull'(in)utilità della Poesia

  1. Già il titolo del post è la sintesi di ciò che da molto penso. Sento.
    La motivazione: ancora una volta la trovo qui, in una sintesi e che sposo tale e quale: «[…] la poesia non mi attrae più, ciò non significa che non sappia apprezzarla, semplicemente non la cerco. Cerco risposte chiare, e la poesia non ne offre.»

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  2. il problema della poesia? E’ che molti si improvvisano presuntio poeti mettendo insieme a casaccio parole e punteggiatura senza esprimere nulla. Così alla fine molti girano al largo dai versi.

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    • Sull’improvvisazione dei “falsi poeti” ci sarebbe tanto da dire… A volte, quando leggo una poesia e non la comprendo, mi capita di domandarmi: “Sono io che non riesco ad coglierne il significato, oppure si tratta di un lavoro di bassa qualità?”. Non so, dato il suo carattere tanto misterioso a volte mi ritrovo in difficoltà, preferisco lasciare il margine del dubbio… ti capita mai di non comprendere i versi di poesie “famose”? A me capita. Sarà proprio l’empatia fra scrittore e lettore la chiave di accesso? La soggettività poetica?

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