Sull’(in)utilità della letteratura: la Storia

Premessa
L’idea di stilare una lista di punti sull’importanza della letteratura mi è balzata in mente durante uno dei quotidiani viaggi da pendolare, in cui evidentemente cercavo utilizzare il tempo in modo utile anziché perderlo. Pensavo che, nonostante per me sia sempre stata una cosa fondamentale (per un motivo scontato, direi), mi è effettivamente capitato di ritrovarmi senza parole davanti all’ostinazione dei sostenitori dell’inutilità della letteratura e la sua mancanza di applicazioni pratiche nel mondo contemporaneo (nonché in ambito lavorativo). Purtroppo, il concetto di “inutilità” finisce con l’applicarsi anche ai “letterati” e agli appassionati o agli studiosi della materia, spesso visti come individui che investono il proprio tempo e le proprie energie in qualcosa di futile e minore importanza. D’altra parte, non abbiamo bisogno di scrittori né di poeti nello stesso modo in cui necessitiamo di medici e ingegneri. Tuttavia, come spiegare ai non-lettori che leggere un libro può andare (non sempre, chiaro, non a tutti i livelli) ben oltre il semplice hobby e il piacere per la lettura? Come spiegare le scoperte terribilmente utili che si fanno attraverso le pagine dei libri di narrativa e poesia? Come spiegare che i lettori sono anche coloro che non necessariamente cercano nei libri un rifugio, bensì che osservano la realtà e la studiano con un approccio scientifico? Oltretutto, in fin dei conti, si devono delle spiegazioni a qualcuno circa l'(in)utilità della letteratura? Probabilmente no. Ad ogni modo, ho deciso di compilare una mia personalissima lista e, in un secondo momento, di svilupparla in una serie di articoli pratici da pubblicare su Circolo16. Ho pensato di inserire in ciascun articolo delle mie considerazioni da lettrice e qualche riferimento o frammento letterario (una citazione estrapolata da qualche parte, il titolo di qualche libro o il nome di qualche artista), affinché ci potesse essere qualche spunto un’eventuale condivisione o discussione. Ecco perché ho pensato di pubblicare questi articoli principalmente su Circolo16, perché cercavo una piattaforma comune, uno spazio condiviso con altri. È quasi come se avessi avuto il bisogno di spiegare la pratica utilità della disciplina letteraria e di tutte le attività ad essa annesse, comprese quelle svolte su Translature e Circolo16. Forse era solo per spiegarlo a me stessa e per capirne il naturale bisogno della letteratura che ho sempre percepito. In particolare, il presente articolo dedicato alla Storia tocca (o sfiora appena) il problema della soggettività della storiografia, uno dei temi spesso presi in considerazione nell’ambito della critica postcoloniale. Dal mio punto di vista la letteratura postcoloniale è un enorme veicolo d’informazione, che porta inevitabilmente all’apertura verso le storie dei Paesi del mondo raccontate da molteplici voci. Si tratta di un’apertura alla conoscenza dell’altro, una maggiore consapevolezza, che è alla base di un efficiente e civile dialogo multiculturale, cosa di cui oggi c’è una forte e urgente necessità. 

 

La Letteratura è Storia.

(Riflessioni e riferimenti letterari)


Per una serie di circostanze e di motivazioni, capita che il più delle volte la Storia venga scritta dai vincitori, poiché si ritrovano ad occupare un’oggettiva posizione di  vantaggio e predominanza rispetto agli sconfitti. Di conseguenza, esiste una certa soggettività applicabile alla Storia, dal momento in cui in essa prevale la prospettiva dell’egemone rispetto a quella del subalterno, oppure se essa carica una sovrastruttura sociale e culturale, o se si presenta come il risultato di una (implicita o esplicita) valutazione degli elementi e dei fattori politici ed economici. Dall’altro lato, esiste certamente una Storia meramente oggettiva, che riporta i dati cronologici e gli avvenimenti secondo lo svolgersi oggettivo dei fatti (le cronache, ad esempio), non viziata da alcuna interpretazione e valutazione.

La Storia Contemporanea sembra essere prevalentemente una storia Occidentale, poiché in essa prevale il punto di vista e la posizione dell’Occidente Storico (inteso anche come un’entità culturale). D’altronde tutta la Storia Moderna ha visto l’Europa rivestire l’indiscusso ruolo di protagonista del sistema imperiale e capitalistico mondiale.

Anche la produzione letteraria – in senso lato, qui non mi riferisco solo alla storiografia ma anche ad altri generi non specializzati nella disciplina, come la narrativa e la poesia- svolge un fondamentale ruolo di supporto per la Storia, essendo la letteratura stessa un prodotto culturale, ovvero affondando le proprie radici nella sfera politica, economica, sociale e storica di una società. In ambito letterario, gli scrittori e le scrittrici dei paesi ex-colonizzati rappresentano le voci del subalterno storico. In tal caso, alla loro attività di scrittura creativa si affianca inevitabilmente quella di riscrittura (e re-interpretazione) della Storia ufficiale. Pertanto, la letteratura è importante perché aiuta a ricostruire la Storia soggettiva e, specie nel caso di omissione di taluni fatti per una ragione di convenienza o discriminazione, anche di quella oggettiva.

Negli anni sessanta un editore americano affidò un incarico allo scrittore di Trinidad V. S. Naipaul nell’ambito della produzione di una serie libri sulla narrativa di viaggio. Lavorando sul progetto, Naipaul si rese conto che la storia della sua isola nativa non era facilmente ricostruibile. In verità, dai documenti ufficiali e dagli archivi sembrava che Trinidad avesse cominciato ad esistere solo dal 1559 in poi, ovvero dopo le esplorazioni dell’inglese Sir Walter Releigh, data dopo la quale cominciavano ad abbondare documenti, cronache e resoconti di viaggio. Le ricerche letterarie di Naipaul lo condussero in un inaspettato viaggio alla riscoperta del proprio paese e, non senza difficoltà, riuscì a reperire materiale ed accedere ad informazioni esclusive, filtrate attraverso la storia ufficiale e la rete culturale (i centri di cultura e il sistema educativo). Così conobbe alcune delle più rilevanti personalità fra la comunità di indios sudamericani, navigatori esperti e detentori del sapere, tuttavia inermi davanti all’inaspettato arrivo degli europei e ignari del progetto che li avrebbe trasformati in entità subalterne all’interno di un sistema di potere. Se da un lato il suo libro, La Perdita di Eldorado (The Loss of Eldorado, 1969), potrebbe fornire degli elementi storici di grande interesse, dall’altro lato ad esso non è stata risparmiata nessuna delle più acerbe critiche letterarie: il lavoro sembra essere incompleto, si ferma bruscamente e non rivolge alcuna attenzione agli antenati dello stesso Naipaul, ovvero gli indiani dell’Est approdati sulle isole caraibiche attraverso i contratti di lavoro concessi dal potere coloniale inglese (indentured labourers). D’altronde la risposta di Naipaul non sembra voler calmare le critiche quando egli afferma che gli indiani (dell’est) nei Caraibi sono un “errore”. La cosa però, a mio avviso, va interpretata adeguatamente: in un certo senso si tratta di un “errore storico”, certamente le cose sarebbero andate diversamente se avessero potuto seguire una direzione naturale, anziché essere guidate dal progetto imperialistico.

Ana Paula Tavares è un altra figura importante che dimostra l’efficienza del connubio fra Letteratura e Storia. È rilevante il suo contributo storico e le sue opere saggistiche,  a partire dalla sua tesi di dottorato sulle società pre-coloniali Lunda e Cokwe in Angola (la sua terra d’origine). Nella stessa misura in cui il suo personale percorso culturale è profondamente radicato nella storia del suo paese, allo stesso modo la sua poesia cerca di far udire le voci del popolo, soprattutto quelle più nascoste delle donne, che parlano dell’esperienza della guerra, del cammino per la liberazione, della complessa formazione e affermazione della propria identità. Purtroppo ancora poco tradotta in lingua italiana, di lei si conoscono soprattutto le sue poesie, fra cui la raccolta Cerimonia di Passaggio (2007), tradotta da P. Agustoni.

 

Su Circolo16

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7 thoughts on “Sull’(in)utilità della letteratura: la Storia

  1. Purtroppo questo blog non è un caffè letterario, non ci troviamo a discutere nel “La Rotonde” di Parigi o nel “Eagle and the child” di Oxford 🙂 oggigiorno siamo legati alle nostre abitudini sedentarie, (s) favorite da internet, seppure ci avvicina virtualmente, ci allontana socialmente.
    Con la mia famiglia volutamente abbiamo deciso di non avere una televisione… Un modo per non lasciarsi fuorviare dai mass-media che tendenziosamente riportano notizie modificandole a seconda delle necessità (imposte da un Burattinaio che sta sopra?)
    Non sono così erudita da poter vantare una grande cultura letteraria, leggo spesso e volentieri, il più delle volte sono libri consigliati da persone che stimo… mai libri publicizzati da azioni di marketing. Mi piacciono le auto-biografie poiché, come sottolineato da Marianne, lì c’è racchiusa la verità, quella che scappa tra le righe della pseudo-storia. Assolutamente vero che la letteratura è uno strumento importante, il quale permette di trasmettere i fatti (soggettivi o oggettivi), oppure di lasciare traccia indelebile per le generazioni future (sempre che la censura no ci metta le forbici).
    Sereno pomeriggio e mille grazie per questo interessante articolo :-)claudine

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  2. post interessante, ricco di spunti per riflettere.
    La storia la scrivono i vincitori su questo punto siamo tutti d’accordo e questo genera nello sconfitto la sindrome dell’accerchiamento e la voglia di rivincita, stravolgente i dati oggettivi. Alla fine nessuna delle due versioni è attendibile. La citazione di Naipaul e delle sue difficoltà a reperire documenti certi su Trinidad la dice lunga – O.T. tu citi la data del 1959 e un personaggio Sir Releigh che mi hanno fatto riflettere, La data può starci, visto che Trinidad è diventata indipendente nel 1961. Però l’accostamento del personaggio no. Non mi risulta che sia lo scopritore. In effetti Cristoforo Colombo la battezzò così durante il suo terzo viaggio. Perdonami la pignoleria –
    La storia va lette e depurata dai documenti di entrambe le parti. Analizzata con altri testi ma questo non lo fa nessuno. E’ più comodo assumere quello che c’è già.

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