Distopia digitale: affresco del distopico futuro del nostro mondo (di Alexey Alberti, 17/08/2016).

Ringrazio Alexey, uno degli autori di Circolo16, e condivido questo articolo ben fatto. Lo pubblico sul mio blog peronale come un monito da tenere in considerazione; lo scenario che si disegna sul rischio dell’eccessiva nonché della sfrenata digitalizzazione e dell’uso estremizzato dei dispositivi digitali è drammatico e preoccupante.

Per scelta non possiedo alcun dispositivo cellulare con accesso a internet, mi “accontento” di rimanere in contatto con chi voglio facendo chiamate e inviando messaggi in vecchio stile. Viaggio ancora con mappe cartacee e, non dovessi trovare la via giusta, interagisco con i locali per chiedere aiuto. Naturalmente, per i miei coetanei questa è una cosa incomprensibile. Eppure, sebbene noi degli anni ottanta non siamo cresciuti nell’era digitale, stiamo educando le nuove generazioni alla digitalizzazione totale.
Nonostante tutto, è una realtà che nel 2016 sia ancora possibile vivere senza l’accesso ininterrotto al Web, per quanto questo ci abbia facilitato parecchio la vita.

Proprio in questi giorni facevo alcune riflessioni:

  1. Dovrebbero, in alcuni contesti e per certi individui, vietare l’uso dei cellulari mentre si deambula in posti pubblici, poiché è sempre più frequente ritrovarsi in situazioni rischiose: c’è chi si blocca proprio alla fine di una scala mobile, causando un generale tamponamento “umano”; c’è chi cammina zigzagando, con gli occhi incollati su uno schermo e causando confusione; potrei fare altri esempi ma mi fermo qui.
  2. Soprattutto nelle grandi città, c’è il rischio costante di ritrovarsi nelle foto di qualche perfetto sconosciuto, magari mentre ci si sta affrettando per raggiungere il posto di lavoro e si ha la faccia rossa. Questo accade perché è diventato davvero difficile riuscire a scansare i troppi obiettivi per aria di tutti coloro che scattano foto con la costanza maggiore di un autovelox. Un tempo si trattava principalmente di turisti. Adesso no. Ora si tratta della maggioranza, turisti e locali, impegnati nella continua riproduzione di foto da pubblicare sui social media per registrare e condividere ogni proprio spostamento.
  3. Non ho mai visto una mobilitazione e una sensibilizzazione diffusa su scala mondiale come quella nata per il Pokemon Go. E se si scatenasse la stessa mobilitazione per qualcosa di importante? Tra l’altro, fino a qualche giorno fa speravo si trattasse della “cattura” di un Pokemon reale (un modellino, una riproduzione fatta in qualche materiale…), e in questo volevo vederci almeno una sorta di “collezionismo alternativo”. Invece no, il Pokemon è digitale, anche questo.
  4. Ormai tutti danno per scontato, a priori, che tu possegga un costoso dispositivo cellulare di importanza vitale. “Installati l’App!” mi dicono, “Mi presti il tuo carica batteria per XYZPhone?”, “Dammi il tuo contatto What’sUp? …non ce l’hai? E come facciamo a rimanere in contatto?”.

La digitalizzazione è una grande cosa, la comunicazione telematica permette la creazione di reti mondiali. A mio avviso, si tratta di una cosa stupenda. Tuttavia, siamo sicuri che la “digitalizzazione sociale totale” stia prendendo una piega positiva?

Il mondo digitale sta ora attraversando una fase di sviluppo crescente incredibile, che lo pone quasi allo stello livello del mondo reale: questo è solamente l’inizio di quel che potrebbe accadere,…

Source: Distopia digitale: affresco del distopico futuro del nostro mondo (di Alexey Alberti, 17/08/2016).

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8 thoughts on “Distopia digitale: affresco del distopico futuro del nostro mondo (di Alexey Alberti, 17/08/2016).

  1. Concordo pienamente con quello che hai detto. La digitalizzazione e l’informatizzazione hanno senso se utilizzate con la debita cautela. L’uso sfrenato di dispositivi informatici porta ad un inaridimento culturale e ad una significativa perdita di competenze. Ti ringrazio per aver postato questo articolo, lo trovo moloto importante. Un saluto.

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  2. Come ogni cosa, anche il mezzo digitale ha i suoi pro e i suoi contro. È accaduto con l’automobile, per esempio. E con il telefono. E prima ancora, con la meccanizzazione del lavoro. In altri campi, vedi lo sport, il calcio per esempio, parte come fatto positivo, perchè associa, è uno stimolo all’attività fisica, ma poi è degenerato. Quindi tutto dipende sempre dall’uso che si fa del mezzo. Ed è qui il problema, il nocciolo. Perchè l’essere umano è quello che è. Basti pensare a tutte le guerre che affliggono il pianeta, al dispendio di denaro ed energie a distruggere (quanto costa soltanto un carro armato?! Uno?) quando quelle stesse aree avrebbero bisogno al contrario di pace, e di produrre e coltivare e costruire e non devastare il poco che avevano.

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  3. Non credo che l’autore del pezzo sia l’unico non connesso in modo permanente – leggo oggi che Cook, il gran capo di Apple, ci vuole tutti connessi e per sempre 😀 la metto insieme alla profezia di Bill Gates sui calcolatori -Io non sono connesso a internet con lo smartphone ma lo uso come un telefono di vecchia generazione.
    Mi sono sempre domandato perché persone non più giovanissime abbiano costantemente lo smartphone in mano e lo consultino in continuazione. Boh!
    Le proposte? Direi che sono dettate dal buon senso. Direi che per strada, a piedi, in macchina e soprattutto in bicicletta, l’uso dovrebbe essere vietato. Creano solo pericoli per loro e per chi sta intorno a loro.

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    • sono certa che siamo un po’ a non essere permanentemente connessi alla rete, a maggior ragione non ne comprendo la stranezza! Comunque il problema non è avere o meno internet sul cellulare (che è pure una cosa utile), quanto il rischio della “disconnessione” dalla realtà. Ci vuole del buon senso su tutto, e attenzione a lasciarsi trascinare
      dall’onda dilagante del digitale.
      Buon fine settimana! 🙂

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