È un peccato leggere o non leggere?

Circolo16

#LeggereApreLePorteAlMondo 

Ho immaginato un dialogo con un non lettore/una non-lettrice. Di solito evito di parlare di libri con i non-lettori, temo di annoiarli sapendo che la lettura non è un argomento di interesse comune. Non è mia intenzione forzare nessuno a leggere, poiché penso che l’atto del convincere qualcuno a fare qualcosa sia comunque una forma di potere.
Includo questo articolo nel gioco lanciato da Silvia e Nadia, riproposto dal Settimanale16; arrivo con un giorno di ritardo rispetto alla data di scadenza del 2 settembre, ma non sarà mica un peccato?

Quali sono i 3 motivi che ti spingono a leggere?

Non lo so, per me è una cosa naturale. Per me la lettura è una forma di conoscenza, una forma di percezione del mondo, una forma di educazione. Potrei provare a consigliarti tre motivi che potrebbero spingerti delicatamente a leggere…

1. Se sei un pendolare che viaggia su mezzi pubblici potresti seriamente…

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5 thoughts on “È un peccato leggere o non leggere?

  1. La mia maestra elementare, visto che ero una brava alunna, mi regalò un libro di un tipo che io non avevo mai sentito nominare, almeno a scuola, visto che andavo solo alle elementari ancora. Poi quando lo rispolverai nello scaffale della mia liibreria scoprii che era nientemeno che Flaubert, UN Cuore semplice, quindi il danno lo fece lei, detto ovviamente in senso ironico, perchè da allora in poi non ho più smesso di leggere. Era l’unico modo che avevo per avere degli amici, visto la vita che facevo, quindi i miei più grandi amici dell’infanzia furono Thomas Mann, Hermann Hesse, David Herbert Lawrence, Somerset Maugham, Youkio Mishima, Edgar Morgan Forster, Virginia Woolf, Edith Warthon,…tutta gente che i miei compagni di classe ripudiavano e che io andavo a cercarmi aspirando la polvere della biblioteca del mio paese. Poi quando potei finalmente comprarmi tutti i libri di tutti gli autori classici che avevo già letto e riletto, fui così contenta che decidi di tenermeli sempre con me, e ogni volta che mi spostavo mio padre odiava questo ammasso di testi che riempivano scatoloni ogni volta che cambiavo casa, sia in italia che all’estero. Ma sono stati sempre una presenza costante nella mia vita e adesso che mio padre non c’è più forse è contento che abbiano trovato una collocazione stabile e so che lui sorride quando ne prendo uno e penso a tutti gli scatoloni che gli è toccato farmi per portami tutti questi amici “morti” ( così li chiamava lui) appresso.

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    • bellissimo, grazie di cuore per questa condivisione personale! I libri sono “il peso” (buono) che noi lettori ci trasciniamo attraverso i vari spostamenti della nostra vita. Fanno parte di noi, gli scrittori sono i nostri amici, confidenti, educatori, confessori…
      un saluto!

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