“Inter-city”, poesie di Lucia Sallustio

zomInter-city è un libro di poesie di Lucia Sallustio pubblicato nel 2014 (Wip Edizioni).
Sulla copertina leggo un frammento della biografia attuale dell’autrice: «Lucia Sallustio (Bari, 1960) attualmente risiede a Molfetta. Dirigente Scolastico, si divide fra scuola, letteratura, traduzioni e famiglia».

Benché io abbia ritrovato piacevolmente la Prof.ssa Sallustio attraverso il suo blog su WordPress, ho avuto il piacere di incontrarla per la prima volta personalmente anni fa nella mia città in circostanze diverse, poiché ero stata affidata a lei come tirocinante nell’ambito delle attività formative universitarie. All’epoca lei era un’insegnante di letteratura e cultura inglese in un istituto di scuola superiore ed io una giovane studentessa. Da quel tirocinio ho deciso di tenere con me il ricordo della sua professionalità, del suo impegno, del suo dividersi fra tanti interessi ed impegni che, ne sono certa, l’avranno aiutata a raggiungere gli attuali traguardi lavorativi. Le sono ancora grata anche per avermi permesso di parlare ad alcune delle sue classi di giovanissimi studenti di letteratura post-coloniale, un argomento che stava appena cominciando a coinvolgermi e che non mi avrebbe più lasciata in pace.
Mi aveva parlato della collaborazione con alcune riviste, della sua partecipazione a concorsi letterari e di un romanzo che credo fosse appena in fase di creazione, La Fidanzata di Joe, che sarebbe stato pubblicato di lì ad un paio d’anni (Faligi Editore, 2011).
Negli ultimi tempi ho appreso con piacere che le sue liriche sono state ripetutamente premiate in concorsi nazionali e che nel frattempo ha pubblicato altre opere, fra cui anche l’ultimo romanzo intitolato L’equilibrio Imperfetto.

Io però sono partita da Inter-city, un libricino di poesie che mi ha conquistata fin dal primo verso, da leggere tutto d’un fiato ma anche sul quale ritornare, riprendendone magari di tanto in tanto qualche frammento. È una raccolta di appunti e di pensieri trasformati in composizioni poetiche tessute accuratamente attorno al motivo del viaggio, uno dei temi più vasti e multisfaccettati nella storia letteraria. Nate proprio su quei chilometri di strade e di campagna pugliese percorsi dal treno su cui per un certo periodo l’autrice ha viaggiato da pendolare per raggiungere il posto di lavoro, queste poesie riescono sempre tirar fuori un sentimento o un’emozione. Per un curioso gioco di similitudini, anche io ho letto e riletto questi versi principalmente a bordo di un treno, e su questo stesso mezzo ho scritto questo articolo raccogliendo le mie impressioni da lettrice in movimento.

Quando si viaggia? Sempre: camminando per le vie della città, tuffandosi in nuove avventure, accettando sfide, intraprendendo nuovi percorsi spirituali o lavorativi, facendo determinate scelte. Insomma, si viaggia vivendo e ognuno ha il modo di scegliere come farlo, anche se non completamente tutto è dato alla volontà dei singoli. Alcuni dei pezzi di questi viaggi, o alcuni dei simboli ad essi associati, sono ritratti sulla tela Inter-city.
La frase della dedica iniziale del libro la si ritrova più avanti spiegata nella poesia Requiem di Archetti, in cui si disegna la figura di una talentuosa violinista uccisa in uno scontro automobilistico un paio di anni fa, quando aveva poco più di vent’anni, Gabriella:

suonano ancora gli archetti
dai muri della tua stanza,
echi che riempiono le orecchie
sorde alla tua voce di ragazza.

Quello di Gabriella è uno dei tant viaggi possibili, uno di quelli che ha dovuto prendere una direzione forzata, ed è qui  rievocato con un dolore ed una tenerezza di madre e insegnante.
Così diventa semplice immaginare la ragazza nella sua stanza colorata e piena di sogni di color pastello, in tutto il suo splendore giovanile, irradiando l’arte che a lei era tanto cara: la musica. Dunque, fra una punta di gioia ed una nota di triste malinconia, Gabriella è inevitabilmente il nome che di tanto in tanto viene cantato fra le pagine di questa poesia femminile che non vuole commemorare la morte, bensì celebrare l’immortalità, dal momento che anche lei ormai si è fatta musica fra i versi, poesia, arte eterna.
Qualcuno potrebbe persino uscire dalle righe e associare questo nome ad un altro personaggio femminile letterario e la Gabriela di Jorge Amado potrebbe comparire in penombra, simbolo armonioso e passionale della libertà.

Osservazioni, constatazioni, riflessioni, rivelazioni ed epifanie emergono in superficie dalle poesie di Inter-city, con ritmi ed umori un po’ altalenanti. È interessante notare il modo in cui varia il tono e lo stato d’animo dell’io che verseggia, il quale però mantiene sempre una nuvola grigia sopra di sé, un velo di triste malinconia. Si percepisce che le poesie siano state composte in momenti diversi; a volte chi scrive è la protagonista viaggiatrice, altre volte si tratta di colei che osserva i viaggiatori.
A tratti vi ho ritrovato degli aspetti negativi, la confusione delle grandi stazioni affollate di gente, l’alienazione nella corsa della realtà quotidiana spesso avvolta da un insopportabile grigiore. Sebbene si scorga un eco poundiano (questi volti apparsi nella folla;/petali su un ramo umido e nero), Lucia va oltre la scena e lascia intravedere una sfumatura di nichilismo, d’altronde i tempi della scrittura sono ben diversi da quelli del noto poeta:

Attraverso stazioni
e scorre una vita
che non m’appartiene.

Attendo, forse invano,
un giorno migliore,
ma ho perso di vista
il perché di ogni cosa
e il calcolo delle ore
non ha più ragione.

Altre volte compaiono fra i versi i sogni e le speranze dei viaggiatori, l’illusione e la disillusione, lo sconforto e la consolazione. L’io poetico dell’autrice si rivela naturalmente quello di una sensibile osservatrice, capace di captare le varie sfumature del viaggio fisico e metaforico. Di tanto in tanto questo io poetico si denuda proprio per rivelare al lettore il processo di creazione:

Ho colto poesia
a gerle intere
riempite di versi stracciati.
Le ho inghirlandate
con parole e fiocchetti
insieme a coriandoli neri.

Quella che segue è una poesia che mi è rimasta particolarmente cara, Raminga, in cui vedo una donna che ha deciso di non star ferma e che proprio in tutta questa confusione ed incerta inquietudine riesce a sentirsi costantemente viva:

Raminga,
con cuore viandante
a passo lento
accompagno il conto dei giorni
sussurrando pensieri incoerenti,
librandomi in voli,
accarezzando cadute.

Raminga,
a passo lento e calibrato
ora attraverso sentieri percorsi
con mente nuova,
scorgo viuzze inesplorate
e la verità mi appare
meditando su un bus semivuoto.

A guardar bene, è semipieno.
Non si è mai soli nel viaggio.

Tutte le poesie di Inter-city sono un po’ sofferte, manca la serenità spensierata, benché  riescano a mantenere una costante lucidità di analisi. Come il sottofondo musicale di un fado accompagnato da un tamburo che richiamano i battiti di un cuore, questi versi accompagnano il viaggio dell’essere, il faticoso vivere, si intrecciano fra i pensieri, seguono l’andamento di un treno che continua inevitabilmente ad allontanarsi dal punto di partenza.

Link utili:

Il blog di Lucia Sallustio

Il romanzo La Fidanzata di Joe

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3 thoughts on ““Inter-city”, poesie di Lucia Sallustio

      • Mio nonno paterno – mio perfetto omonimo – era di Molfetta, poi ci furono trasferimenti vari in provincia. Beh ogni volta che leggo Molfetta non posso non pensare a quel nonno deceduto oltre 50 anni fa e mai conosciuto, se non tramite un’unica foto in cui mi assomiglia fin troppo. Leggo sempre con piacere recensioni di libri di poesia, ancor più se sono di autori pugliesi (purché scrivano in italiano 😁).

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