Libri dalla terra straniera – “Os Transparentes” di Ondjaki

transparentesRaccolgo le mie note sulla lettura di Os Transparentes di Ondjaki, un libro pubblicato nel 2012 e vincitore del Premio Saramago, un meraviglioso pezzo della letteratura internazionale che mi auguro si diffonda sulla scena letteraria italiana.
Scrivere qualcosa in merito il contenuto del libro questa volta è ancora più difficile del solito per un insieme di fattori: la lunghezza del romanzo –insolita per uno scrittore che predilige le storie brevi-, la varietà dei temi presentati, l’infinita ricchezza di simboli e immagini, la moltitudine dei personaggi e la variegata gamma dei caratteri di questi. In effetti, si percepisce persino una punta di fatica nell’epilogo, un certo sforzo fatto dall’autore per convogliare tutti quanti verso un punto di chiusura finale.

La bravura dello scrittore consiste nel mettere insieme dolore e amore, nostalgia e saudade per intrecciare e sbrogliare le storie della sua città vicina e lontana, per raccontare una Luanda dalle mille facce che si fa amare e odiare allo stesso tempo, e lo fa con la sua solita delicatezza e con un livello di phatos poetico tanto alto da riuscire ad arrivare a toccare alle corde più sensibili dell’anima umana.

…..sim, Luuanda, te abraço com as dores e os amores que tu és, antes do futuro, durante os homens, perto do sorriso aceso que um dia vais voltar a poder ser. (dagli appunti dell’Autore)

luanda1

Luanda, foto dal web, d’altronde non potrebbe essere stata fatta da me.

Come sempre non c’è bisogno di essere caluanda (abitante di Luanda) per apprezzare la scrittura di Ondjaki tanto impregnata di umanità. I suoi amanti letterari sanno che non occorre forse nemmeno esserci mai stati, perché ormai si sono già abituati quanto meno alla Luanda letteraria. Per arrivare al punto centrale della questione, il libro parla di tante cose, ma alcune in particolare voglio fissarle su questa pagina di blog.

 

Curiosamente sia in apertura che in chiusura del romanzo ritorna la medesima immagine, quella del cieco che chiede al suo nuovo amico di descrivergli il colore del fuoco che non può vedere ma che percepisce ardentemente sulla pelle:

– Che colore ha questo fuoco? Dimmelo!

– Amico, se sapessi spiegarti il colore del fuoco sarei un poeta, uno di quelli che parlano poetando.

Eppure, non arrendendosi davanti alla risposta inconcludente, il cieco continua a rivolgergli la stessa domanda più volte, insistentemente, quasi implorando disperatamente, ma bisognerà attendere fino alla fine del romanzo, con la chiusura di questa particolare esperienza letteraria, per poter giungere finalmente ad una descrizione poetica del colore del fuoco (vermelho devagarinho), mentre tutto attorno brucia e persino il lettore non può far altro che lasciarsi avvolgere dalle fiamme rosso fuoco che lentamente divorano le strade della città, le anime dei morti e dei vivi, i volti reali e immaginati, le pagine del libro.
Come già in altri libri dello stesso autore, la protagonista indiscussa del romanzo è la città di Luanda, ma qui la si vede mentre si affaccia al nuovo millennio, con le se bellezze e sciagure, con i suoi pregi e difetti, fra mille contraddizioni, a cavallo fra il vecchio e il nuovo. Lo spazio urbano della città è in piena fase di fervente mutazione e si sta gradualmente lasciando invadere dall’onda del post-moderno, dalle scosse del capitalismo e dalla globalizzazione. Qualcuno comincia ad accusare il male della nostalgia del passato e delle tradizioni di un tempo che sembrano essere irreversibilmente inghiottiti dal nuovo.

– manaiger!, hoje em dia todo mundo tem manaiger. desde jogador de futebol, sapateiro e até Camarada Presidente. Como è que vocês querem biznar na Maianga sem terem maneiger?

-menager!, oggigiorno hanno tutti dei menager. Dal giocatore di calcio, al calzolaio, persino il Presidente. Come pretendere di fare affari nella Maianga senza che abbiate un menager?

Allora c’è chi comincia a sognare il passato e chi si accorge che, paradossalmente, la città era più umana quando mancavano le reti di comunicazioni moderne: le strada si riempivano di vita, la gente faceva più rumore, la musica risuonava a volume più alto senza gli strumenti di riproduzione e diffusione di alta tecnologia, persino ai funerali si faceva allegramente festa. Dunque, in cosa consiste il progresso? Così Luanda diventa il simbolo di mille città, diverse ma simili in questo cambiamento, tutte alla rincorsa del post-moderno, alla ricerca di un benessere mascherato, che cercano ad ogni costo di assomigliare a dei falsi modelli di perfezione. A dire il vero, anche io vi ho scorto qualche similitudine con la mia città di origine, lontanissima e tanto diversa da Luanda, ma per qualche motivo vicina ad essa.

O tempo passou e houve coisas que ficaram perdidas, respeito, morale, os bons costumes.

Il tempo passò e alcune cose andarono perdute, il rispetto, i principi morali, le buone tradizioni.

Fra le pagine di Os Transparentes sembra non mancare quasi nessuno, popolate da una miriade di personaggi dalle più variegate caratteristiche e sfumature fisiche e psichiche; persino i nomi sembrano richiamare i tratti dei ruoli sociali degli individui: il signor Cieco che non vede ma che si accorge dei rumori impercettibili all’udito dei vedenti (sento il rumore del sale che c’è dentro le conchiglie), il VendedorDeConcha che saprà sempre tirar fuori dal sacco la conchiglia perfetta per ciascun potenziale acquirente, Amarelina giovane e intrigante, ManRisca il brigante e tanti altri, ma ho bisogno di immortalare qui alcuni affinchè il tempo non li cancelli dalla mia memoria fresca della lettura terminata da poco.

In questo microcosmo la narrazione si svolge in vari luoghi della città, non potendo essere ristretta in uno spazio troppo chiuso. Uno dei fuochi è rappresentato da un palazzo alto sette piani dove vivono alcuni dei personaggi del romanzo, legati fra loro da relazioni necessarie; essi cercano la presenza dell’uno e dell’altro, organizzandosi in una convivenza più o meno armoniosa.

Era um prédio, talvez um mundo,
para haver um mundo basta haver pessoas e emoções. as emoções, chovendo internamente no corpo das pessoas, desaguam em sonhos. as pessoas talvez não sejam mais do que sonhos ambulantes de emoções derretidas no sangue contido pelas pele dos nossos corpos tão humanos. a esse mundo pode chamar-se «vida».

nós somos a continuidade do que nos cabe ser. a espécie avança, mata, progride, desencanta, permanece. a humanidade està feia – de aspeto sofrido e cheiro fétido, mas permanece porque tem bom fundos.

Un palazzo, forse un mondo intero,
affinché un mondo esista bastano esseri umani ed emozioni. le emozioni piovono giù nel corpo degli individui e si sciolgono nei sogni. gli individui forse non sono altro che sogni ambulanti, pieni di emozioni diluite nel sangue che scorre sotto la pelle dei nostri corpi troppo umani. questo mondo può chiamarsi «vita».

Siamo l’estensione di quello che impersonifichiamo. la specie progredisce, uccide, regredisce, disillude, rimane. L’umanità è orrenda  ̶  malridotta e fetida, eppure continua ad esistere perché ha fondamenta profonde.

Dall’altra parte ci sono i politici e i piccoli Grandi, con tratti goffi e talvolta ridicoli: colonnelli, presidenti, ministri e amministratori, che fra mille privilegi, buon cibo in quantità e qualche bicchiere di pregiato whisky invecchiato prendono decisioni importantissime, disinteressandosi naturalmente degli effetti negativi che si ripercuoteranno sulla moltitudine e muovendo le pedine della scacchiera del Paese come se si trattasse di un gioco di poco conto.

Poi ci sono anche coloro che vivono un po’ nel mezzo, per vari motivi non inseriti legalmente nel sistema socio-economico, preferiscono vivere nella criminalità  e sfruttare quello che si può prendere dal sistema, ma che rischiano prima o poi di pagarla e persino di ritrovarsi una mina vagante conficcata nel corpo. Questa è in parte la storia del giovane CienteDoGra, figlio di Odonato e Xilisbaba, andato via dalla casa dei genitori tempo prima dello svolgimento degli eventi con la promessa di non metterci più piede nemmeno morto. Nonostante ciò e per ironia della sorte, lo si vedrà correre proprio verso la casa dei suoi cari ormai sanguinante e in fin di vita, quasi in preda ad un movimento incondizionato.

In verità, il romanzo è dedicato principalmente a coloro che sono socialmente invisibili o trasparenti, quella parte della popolazione mondiale che alcuni preferiscono far finta di non vedere: socialmente, economicamente, politicamente poco utili.
Benché ci sia qualcuno, forse dotato da una maggiore sensibilità, in grado di percepire il sistema sociale a cui siamo sottomessi, soltanto un personaggio, Odonato, diventa realmente invisibile a tutti gli effetti.
Quest’ultimo è in effetti il personaggio più riflessivo, un uomo i cui occhi si riempiono facilmente di lacrime che non ha vergogna di versare. “È un peccato che non ci sia da mangiare per tutti”, riflette Odonato mentre lancia uno sguardo sulla caotica città, affollata da gente che si ritrova a vivere sotto lo stesso cielo pur non condividendo nulla: da un lato c’è chi si crogiola nei privilegi, dall’altra chi deve quotidianamente lottare per conquistarsi il diritto alla sopravvivenza.

Così, man mano che scorrono le pagine della narrazione, il corpo di Odonato si fa sempre più leggero e comincia a perdere di consistenza. Per di più, non si tratta di una metafora né di uno stato mentale poiché lo notano persino gli altri personaggi, con una certo disagio, eppure alla fine Odonato sarà l’unico in grado di slegarsi dal quel filo debole che lo tiene ancorato alla terra e vola in alto, liberato dalla forza di gravità, così come anche da qualsiasi tipo di costrizione o convenzione sociale.

– a verdade é ainda mais triste, Baba: não somos transparentes por não comer… nós somos transparentes porque somos pobres.

– la verità è ancora più triste, Baba, non diventiamo trasparenti se non mangiamo… siamo trasparenti perché siamo poveri.

Intanto, JoãoDevagar, alla ricerca di affari, mette su un cinema aperto a tutti, con il minimo investimento, che ha tutto ciò che serve fuorché uno schermo su cui proiettare le pellicole: si tratta di un cinema sociale, dove il pubblico è protagonista e la cui mascotte è un gallo senz’occhio che porta giustamente l’insigne nome di GaloCamões.
Nel frattempo, accanto alle complicate relazioni umane si affiancano le sferzanti osservazioni nei confronti della società e della situazione politica del paese, già provato e alterato dalla dilaniante guerra civile che ancora non sembra essersi chiusa completamente la porta alle spalle. In verità, il passato non chiude mai col presente.
Il governo ha aperto la strada ad una serie di concessioni per incentivare la ricerca del petrolio sul territorio; così al solito problema della mancanza d’acqua si aggiunge e prende il sopravvento il controverso problema dell’altro liquido prezioso, l’oro nero.
Intanto viene istituito il CIPEL, il comitato per le installazioni petrolifere potenzialmente presenti a Luanda, che per alcuni diventerà sarcasticamente Cambada de Idiotas a Pastar Em Luanda, e cominciano le perforazioni sul territorio. Il tipo di analisi che fa l’autore non è naturalmente non storico-sociale, trattandosi di un libro di narrativa, bensì sensibilmente letteraria, ma non per questo risulta meno accurata e precisa.
Dunque Luanda accoglie nuova gente, stranieri, scienziati, ricercatori, molti dei quali americani e cinesi.

Vieni, andiamocene via,- disse il Cieco ridendo – questo qui non ci capisce, BruceLi o come si chiama lui, sta già cominciando a mescolare insieme kimbundu e cinese!

Il timbro dell’autore è riconoscibile dalla scrittura: struttura sintattica irregolare, stile poetico, linguaggio colloquiale e utilizzo di una lingua viva, locale e modellabile. Si alterna la prosa con i versi, i dialoghi, le riflessioni dirette dell’autore che sembrano essere state estrapolate da un diario letterario; ho spesso l’impressione che relativamente poco sia lasciato all’interpretazione personale, nel suo modo particolare l’autore è molto diretto ed è lui che guida i lettori.
Il realismo si piega facilmente a realismo immaginario, con punte di surreale e assurdo; così ci sono personaggi che volano nel cielo, cadaveri che perforano il suolo, muoiono Ideologie per cui si istituiscono lutti nazionali.
Per i lettori stranieri la lettura potrebbe risultare a tratti complessa, eppure credo che talvolta basti tornare indietro di qualche paragrafo, abbandonare qualche sovra-struttura grammaticale standard di troppo per riuscire rileggere, comprendere e ritornare ad imparare la lingua come bambini.

L’unica nota negativa è, dal mio punto di vista, che questi tipi di libri riescono talmente a portare il lettore in uno spazio meravigliosamente letterario, un altro spazio, che a lettura terminata lasciano quasi sempre quella sensazione di vuoto: ed ora? Così ci si ritrova alla ricerca di altre storie.

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4 thoughts on “Libri dalla terra straniera – “Os Transparentes” di Ondjaki

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