Umani

La dura verità è che non serve nulla. Non servono parole, appelli, scioperi, manifestazioni, campagne di sensibilizzazione né dibattiti.  Purtroppo, non servono azioni di solidarietà, e non servono neppure i nostri blog intrisi di sensibilità, dove si incontrano anime buone, pieni di parole soavi, sfoghi, osservazioni lucide o folli, urla zittite. Non servono i libri, non serve l’arte, d’altronde mica le vittime scrivevano poesie, né spargevano colori sulle tele mentre morivano…

La verità è che si continueranno a produrre armi, si continueranno a (dis)fare (dis)accordi politici ed economici, strategie del potere, piani di controllo, accordi militari e governativi. E non finirà nulla finché esisterà qualcuno, forse anche una sola persona, che riuscirà a mettersi in tasca qualcosa di prezioso. Qualcuno continuerà a muovere le pedine di una macabra scacchiera, con un ghigno in volto, e si udirà di tanto in tanto una sonora risata. Ma non di piacere, bensì di follia. Quella stessa follia densa che gocciola sul mondo dalla volta del cielo.

Poi ci saranno carovane di persone perse nella disperazione e nel vuoto che si muoveranno verso mete ignote, seguendo le correnti, poi saranno ammassate le une sulle altre e dovranno spostarsi per trovare uno spazio vuoto in cui stare. E ci rimarranno finché qualcuno toglierà loro il respiro. Ed i confini saranno chiusi  perché non ci può esser sempre spazio per gli altri.
Ho deciso che il mese prossimo, o forse l’anno prossimo, vado a vivere in un altro paese. Quale? Non lo so ancora, consulterò i giornali e sceglierò uno di quei paesi in cima alle classifiche o mi lascerò guidare da qualche ispirazione. In fondo, dovrà pur esserci un luogo sulla terra in cui i diritti dei bambini, delle donne, dei lavoratori, dei gay, delle minoranze etniche, dei disabili, degli invalidi e dei malati sono rispettati, tutti nello stesso tempo. Oppure andrò ad offrire il mio aiuto in quei posti dove la gente è più sfortunata di me poiché, anche in questo caso, sicuramente ce ne saranno almeno un paio al mondo.

Ci saranno altre stragi, altre morti, altri assalti compiuti da fantocci con volti coperti da maschere, avvolti da religioni camuffate oppure travestiti da pagliacci.
A chi toccherà la prossima volta (o forse sta già toccando qualcosa a qualcuno)? #PrayFor? Di che colore sarà la bandiera? In che lingua ci chiederanno di pregare? Quale sarà il prossimo volto di un bambino che farà il giro del mondo grazie ai sistemi di comunicazione? Oggi ne ho visto uno, era reale ma fotografato su una locandina di una stazione della metro, aveva lo sguardo triste e chiedeva aiuto proprio a me. E io non l’ho saputo aiutare, sono scappata per prendere un treno in partenza.

Però, se le vittime diventassero trasparenti forse sarebbe una soluzione, non ci sarebbero finalmente più morti, perché non si piangono persone senza volto e non si ammazzano corpi incorporei.

E così il tempo viene scandito da colpi di pistola, scoppi di bombe e schizzi di sangue. In quale infausto anno ci troviamo? Che immagine devo mettere oggi sul mio profilo per ricordarmi di questa e di tante altre giornate?

DIARIO DI UN UOMO DIETRO LA FINESTRA

1.

Dietro alla finestra che s’affaccia sul mondo, siede un uomo che cerca la propria memoria:
ma la memoria, ora, è colpita da manganelli e pallottole,
che memoria forata e tumefatta avremo!

La memoria è maschile e femminile, si sposa e genera,
ma oggi quando concepisce un bambino,
nasce morto,
vedremo un corpo livido, lucido,
sulle labbra vedremo la stessa patina viola del grano lasciato nel campo per quarant’anni.
Vedremo gli uccelli del malaugurio beccare il corpo del bambino, lasciato in preda al vento.
Mentre noi udiremo distintamente lo scricchiolio ogni volta che ci siederemo nelle notti estive.
Vedremo pure i passanti riposare nei pressi del corpo del bambino,
appoggiare la schiena su di lui,
fumare una frettolosa sigaretta
che poi molto lentamente spegneranno sul suo corpo
e se ne andranno.
Verranno pure le iene a divorare il suo corpo e poi se ne andranno.

Versi di Khaled Soliman al Nassiry, traduzione di Fawzi Al-Delmi.

 

children1

ChannelDraw, Gianluca Costantini.

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7 thoughts on “Umani

  1. Il male fa parte del mondo così come la cattiveria fa parte dell’uomo. Non possiamo eliminare la cattiveria degli altri ma possiamo lavorare su noi stessi, coltivando l’amore e l’altruismo dentro ed intorno a noi. Perché la sofferenza è ad ogni angolo di strada, non soltanto dove è tanto evidente.
    Se tutti noi facessimo questo, oltre a diffondere del bene, saremmo un grande esempio per gli altri e, dando ispirazione, aumenteremmo la sensibilità di chi ci è intorno creando una catena positiva senza fine.
    Mai cedere alla tentazione di rassegnarsi, mai convincersi che non c’è più nulla da fare.
    Un abbraccio.

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    • Ci vogliono e stragi di grande portata per scuotere (almeno per un certo tempo) le anime. Ma, è vero, il male si trova ad ogni angolo. Solo per aver pubblicato questo sfogo credo che, in fondo, anche io (nel mio piccolo) non abbia l’intenzione di rassegnarmi.
      Un saluto e buona domenica

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  2. Se non serve niente per fermare l’orrore a cosa serve scriverne? non possiamo vivere senza gesti e atti di volontà…solo il silenzio rafforza l’orrore…servono prese di posizioni, piccole o grandi che siano…chiedere il disarmo e gridare alla luna?, forse…ma è meglio che gridare al nulla

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    • Nella sezione delle “riflessioni” di questo spazio pubblico cose senza pensarci troppo, senza pretese, per poi magari rileggerle in un secondo momento. Questo post è una contraddizione, è vero, forse vuole essere una piccolissima presa di posizione. Grazie per questo commento.

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    • in questi commenti mancano i toni, ma non ho assolutamente percepito negativamente il commento, anzi, credo che sia stata fatta un’osservazione appropriata e che sia stata colta colta la provocazione delle mia parole dell’articolo. Buona domenica! 🙂

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