Lettori in terra straniera: Lisbona- Parte 1

Premessa
In passato ho già  fatto una cosa molto simile a questa, ovvero segnare dei punti sulla mappa di una città per fissare quello che voglio ricordare. Credo che questi tipi di articoli siano utili per chi li scrive (ovvero per me), perché evitano che le cose cadano nell’oblio, ma anche per chi li legge (chissà, forse), per trovarci qualche spunto degno di condivisione. Questa volta però il lettore-viaggiatore protagonista di questo piccolo viaggio a Lisbona non si sente completamente uno straniero: la lingua è un ponte per accedere ad un’altra cultura e attraverso questa, pur continuando a vestire gli abiti degli stranieri, si è liberi di muoversi da un confine all’altro; non ci sono regole che vietano di fare ciò e potenzialmente non servono permessi o documenti particolari.
Naturalmente questo articolo non vuole nemmeno tentare di fornire una lista esaustiva di librerie e luoghi da visitare nella capitale del Portogallo; di cose da vedere ce ne sono davvero tante, di posti da visitare altrettanti. Tuttavia, la prima volta che ho visitato Lisbona mi sono persa parecchie cose e ho pensato che questa lista, oltre a farmi da promemoria, potrebbe essere quanto meno un buon punto di partenza per qualche lettore sprovveduto di passaggio da questa affascinante città. Tuttavia, a volte è anche importante saper mettere la mappa da parte ed vagabondare per le vie, scoprire e conoscere senza guida né direzione alcuna.  Inoltre, nessuna delle osservazioni fatte di seguito si basano su dati scientifici, si tratta piuttosto di mere sensazioni esternalizzate destinate a cambiare nel tempo, oppure di frammenti di dialoghi rubati dalla gente per strada.

***

  1. Il lettore-viaggiatore non ama i centri commerciali, tanto meno nelle calde giornate di sole, ed ignora le indicazioni stradali per la Dolce Vita Picoa Plazas (appunto, un centro commerciale) ma, trovandosi comunque di passaggio per la Rua Viriato, vede la bella vetrina di un negozio e decide di entrare. Si rende conto che questo è uno dei vari punti vendita Bertrand (A), pare ce ne siano vari nella città. Qui lo spazio è ben organizzato, le varie sezioni si trovano facilmente, non manca la scelta per la letteratura d’infanzia, per quella straniera tradotta in portoghese o in lingua originale. Scendendo lungo la stessa strada si trova un piccolo ma fornito negozio musicale indipendente, un rock-shop chiamato Glam-o-Rama, che però non si fa mancare una selezione di buon fado tradizionale. Il lettore-viaggiatore consiglierà questo posto ad un compagno-viaggiatore che sa apprezzare anche la musica più estrema e che è sempre alla ricerca di piccole o grandi realtà indipendenti.

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    2. Il lettore-viaggiatore decide di non tagliare per scorciatoie e di prendersi il suo tempo facendo un giro largo per poter poi raggiungere il centro nevralgico della capitale. Non ha fretta. Si ferma a leggere qualche pagina di un libro nel parco che il re inglese Edward VII decise presuntuosamente di chiamare col suo stesso nome quando vi si recò in visita nel 1903. Questo si adagia su uno dei punti alti della città, un colle, dove l’aria è mossa da una brezza piacevolmente tiepida, meno inquinata dallo smog cittadino e, naturalmente, da qui si vede il mare.
    Dopodiché, non ci si può sbagliare, basta seguire lo sguardo della grande e altissima statua del Marques de Pombal per trovare la giusta direzione dell’Avenida da Liberdade (C) con i suoi negozi e hotel di lusso. In una strada parallela però c’è da fare una sosta in una Buchholz (D) ben fornita, con un primo piano dedicato a libri accademici giuridici ed un piano terra ricco di narrativa e poesia nazionale e internazionale, una piccola selezione di letteratura straniera in lingua originale e la sezione per la letteratura d’infanzia con una copia in bella vista dell’ultimo lavoro di Ondjaki, O Convidador de Pirilampos. Fra i libri di letteratura straniera – intendo straniera per i portoghesi- Antonio Tabucchi sembra essere fra i più tradotti dall’italiano, d’altronde Lisbona fu davvero la sua seconda casa e lo accolse come solo lei sa fare.

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    3. Dopo un percorso in discesa verso il cuore della città e nella direzione del mare, ammirando i palazzi, i capitelli, gli azulejos sparsi, e la bellissima facciata della stazione Rossio, che da lontano potrebbe essere scambiata per una chiesa barocca, il lettore-viaggiatore decide di risalire lungo la Rua do Carmo dove si trova la Livraria Aillaud e Lellos (E), dall’aspetto quasi un po’ più “turistico”. In effetti da queste parti ce ne devono passare sicuramente parecchi di viaggiatori, infatti abbondano guide turistiche e roteiros in varie lingue, cartoline, mappe e libri di gastronomia tipica portoghese. Ma anche i locali sembrano frequentare regolarmente questo posto, qualcuno entra salutando in modo familiare la commessa seduta al bancone, qui non mancano delle belle edizioni tascabili, narrativa, poesia e libri di testo scolastici. C’è persino qualcosa che raramente si trova in giro per l’Europa, come ad esempio delle copie di Ciquinho, per di più a modico prezzo, il libro con cui Baltasar Lopes inaugurò la letteratura capoverdiana.

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    4. Continuando sulla stessa strada, quando ormai la Rua do Carmo prende il nome di Rua Almada (F), vale la pena fermarsi nella Livraria Ferin perché ha un po’ di tutto, anche qualcosa di critica letteraria, ma qui il lettore-viaggiatore si concede poco tempo, poiché non ha abbastanza denaro per soddisfare tutti i suoi desideri letterari. Questa libreria si trova proprio subito dopo la Coimbra Editora, specializzata esclusivamente in libri accademici di giurisprudenza e diritto, il lettore-viaggiatore non è un esperto del settore ma vi ci entra comunque per fare una foto alla scultura che legge. In questa zona comunque non ci si annoia, di certo non ci si va per passeggiate solitarie visto il numero di turisti vaganti, e il lettore-viaggiatore approfitta per dare un’occhiata al museo delle Belle Arti, al Teatro San Carlo, e alle numerose chiese. Di fronte al Teatro S. Carlo sorge ancora il palazzo dove nacque Fernando Pessoa nel 1888 e in cui visse fino a cinque anni di età, prima di trasferirsi con la famiglia in Sud Africa. Qui gli si rende omaggio con una statua dal viso coperto da un libro con la copertina che porta inciso il nome dell’artista.

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    5. È quasi  obbligatorio passare per famosa Rua Garrett (G), anche se il lettore-viaggiatore la conosce bene, ma come passare dal centro di Lisbona senza dare almeno un saluto a Camões nel centro della piazza e a Pessoa seduto ad uno dei tavoli della Brasileira? Tra l’altro, quasi di fronte a Pessoa, sul marciapiede opposto, si trova la libreria più antica della capitale, ormai convertita in una moderna libreria della catena Bertrand, con moderni scaffali, una caffetteria, una vasta selezione di generi letterari in lingue diverse, riviste e quotidiani locali e internazionali. Tuttavia, chi non vorrà rinunciare a qualcosa di meno moderno dovrà semplicemente andare sul lato lato della stessa strada ed entrare nella Livraria Sá da Costa che custodisce volumi antichi, edizioni in folio di un certo valore ma anche pubblicazioni più abbordabili in una vasta scelta di lingue.

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    6. Proseguendo sempre dritto per Rua do Loreto (H), il lettore-viaggiatore rimane per l’ennesima volta incantato dagli azulejos all’entrata della Biblioteca Nacional Camões. Ma non è solo questo che incanta e, quasi inaspettatamente, dalle stradine si vede ancora una volta il mare.
    “Uma língua é o lugar donde se vê o Mundo e em que
    se traçam os limites do nosso pensar e sentir. Da minha
    língua vê-se o mar. Da minha língua ouve-se o seu rumor,
    como da de outros se ouvirá o da floresta ou o silêncio do
    deserto. Por isso a voz do mar foi a da nossa inquietação.”
    Vergilio Ferreira

    Qui c’è anche una libreria di antiquariato con titoli ed edizioni rare. 

    7. Tornando un attimo insietro, costeggiando la Praça Camões e scendendo giù per la Rua do Alecrim (I) il lettore-viaggiatore incontra finalmente una serie di alfarrabistas, ovvero gli antiquari che vendono principalmente libri usati di vario genere e valore, nonché antiche fotografie di sconosciuti, cartoline, diari, suppellettili e monili. Il lettore-viaggiatore ha l’abitudine di chiedere il permesso prima di fare fotografie negli spazi interni e, in effetti, qui non ne ha potuto farne una in ogni negozio. È giusto così, è opportuno proteggere questi luoghi tanto preziosi avvolti da un’aura quasi sacrale, la cura e la meticolosità dell’arredamento e il valore degli oggetti esposti. Qualcuno però lascia un biglietto da visita, in questo modo non ci si dimenticherà di ritornarci in futuro. Questi luoghi preziosi devono essere visitati di persona.

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Camminare per le strade e andare alla ricerca di frammenti letterari fa venir fame, così il lettore decide di fermarsi per una sosta. Tanto meglio fermarsi qui, nella zona bassa nei pressi della stazione Cais do Sodré, dove i locali sono un po’ più economici rispetto al cuore turistico della zona Baixa-Chiado.  In zona c’è persino una curiosissima libreria-bar, Menina e Moça, in cui di giorno di vendono libri, la sera si lascia spazio al divertimento, al cibo e al buon vino.
Magari il lettore-viaggiatore proseguirà oltre la Praça do Comércio per addentrarsi nell’antico quartiere di Alfama e fermarsi ad ogni angolo per ammirare l’arte che questa città sfoggia con disinvolta umiltà.
A ben rifletterci, il lettore-viaggiatore pensa che Lisbona è cambiata, i ristoratori si sono fatti un po’ di conti in tasca e hanno stretto un po’ la cinghia. È un cambiamento più che normale, ma il lettore-viaggiatore in questione lo ha notato subito perché mancava da questa città da tanti anni, troppi anni. Inoltre, Lisbona è una capitale, e le capitali riescono raramente ad essere delle vere rappresentanti di un Paese intero. Eppure Lisbona riesce a rappresentare il suo paese meglio di altre capitali europee. È pur vero che il Portogallo sembra ancora essere in uno stato di stallo, lottando contro l’annosa crisi economica, l’alto tasso di disoccupazione, i bassi salari, il problema dello sviluppo delle zone rurali. Ma c’è anche qualcos’altro che sta cambiando, molto lentamente, ovvero quello che Rui Tavares Guedes ha messo in evidenza in uno dei suoi recenti articoli pubblicati sulla rivista Visão, da cui rubo un piccolo frammento:

Solo negli ultimi anni sta cominciando ad irrompere una generazione per la quale non è mai esistito il complesso di inferiorità nazionale, che non ha mai considerato il paese come il Portugalzinho o la nazioncina, incapace di competere con gli altri. Per loro questo non ha senso. Sono nati già in piena democrazia…

Sono dunque le nuove generazioni che si stanno gradualmente liberando dei retaggi del passato; sono queste persone che cominciano pian piano ad occupare un ruolo centrale nella gestione dei servizi e delle infrastrutture, sono i nuovi imprenditori che sanno quanto Lisbona possa competere sul panorama turistico europeo e che non ha nulla da invidiare a nessuno. Queste generazioni hanno studiato o lavorato all’estero, hanno viaggiato, hanno conosciuto. Sono questi individui che cambiano le offerte, che girano le carte in tavola, che ascoltano la crescente domanda dei consumatori, che introducono il nuovo affinché a questo posto non manchi nulla per essere all’avanguardia e alla pari con il resto del mondo. Eppure, la via per completa globalizzazione sembra essere ancora lontana, per fortuna: Lisbona vanta ancora i suoi profumi, custodisce gelosamente le sue tradizioni; le grandi multinazionali che servono caffè in bicchieri giganti non sembrano aver ancora attecchito e si continuano a preferire le pastelarias e le padarias, mentre i ristoranti sono molto più pieni dei fast-food.
Inoltre, qualcosa è rimasta completamente invariata in questa città, ovvero il suo fascino, la sua enorme ricchezza artistica e storica, la sua nobiltà impolverata, la sua capacità di raccontarsi da sola e di narrare le sue infinite storie.

 

 

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5 thoughts on “Lettori in terra straniera: Lisbona- Parte 1

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