Patrice Nganang, la scrittura al servizio dell’umanità”

Patrice Nganang è uno scrittore, poeta e saggista, nato in Cameroon nel 1970, ha studiato all’Università di Yaoundé e, successivamente, ha completato il dottorato a Francoforte lavorando su una tesi dedicata a Bertold Brecht e Wole Soyinka. Il suo lavoro è incentrato sulla ricerca storica, sull’analisi delle storie della gente della sua terra, sulle problematiche del Cameroon di ieri e di oggi, sulle risorse applicabili della letteratura.
Nganang risiede negli USA e lavora come Professore associato di Letteratura Comparata presso l’Università di Stony Brook, New York, ma è attualmente detenuto in Cameroon. Il 6 dicembre è stato bloccato all’aeroporto di Douala mentre stava per proseguire il suo viaggio verso Harare, Zimbabwe, per visitare dei familiari. Il giorno prima del suo arresto aveva scritto un compromettente post su Facebook in cui esprimeva la sua avversione nei confronti delle azioni del governo camerunense nell’ambito delle ribellioni delle regione anglofone.

Ho scoperto troppo tardi, quando avevo già superato i vent’anni, che la scrittura non è soltanto l’amore spassionato per la parola, l’espressione di un certo talento, una misura dell’intelletto; essa è innanzitutto un’arma che può essere messa al servizio della difesa del valore più importante: l’umanità. Ciò mi è stato insegnato durante il corso dei miei studi da scrittori quali Bertolt Brecht e Wole Soyinka. Oggi, se mi si chiedesse di selezionare due frasi essenziali fra tutti i libri che ho letto, due sole frasi, sceglierei in primo luogo un frammento di Wole Soyinka: “L’uomo muore in tutti coloro che tacciono di fronte alla tirannia”. Penso che se questa frase fosse stata incisa sull’entrata delle nostre Repubbliche, avremmo potuto dire di aver fatto un passo in più verso il benessere, il quale si basa sulla libertà. La seconda frase è in realtà una poesia intera di Bertolt Brecht, una poesia indirizzata ai posteri, della quale riporto qualche verso: “Davvero viviamo in tempi bui/Quali tempi sono questi/ Quando discorrere di alberi è quasi un delitto/Perché su troppe stragi comporta il silenzio?”. Ecco cosa ho trovato in Soyinka e Brecht, una profonda umanità, la convinzione che la parola può funzionare a qualcosa, la certezza che la scrittura affonda le radici nel presente, nel concreto, nel fango delle nostre vite; che lo scrittore ha un dovere, ovvero quello di non tacere, perché il silenzio è un crimine.

 

POST SCRIPTUM: Patrice Nganang è stato liberato il 27 dicembre e tutte le accuse contro di lui sono cadute. Un caso ben risolto.

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