Riflessioni linguistiche sull'”Essere”

Queste brevi riflessioni sull’essere non hanno nulla di filosofico, fanno riferimento ad una disquisizione nata da un semplicissimo scambio di battute fra due inglesi:

– How are you?

– I am WELL.

dove il secondo interlocutore ha volutamente deciso di porre un grosso accento su quel particolare avverbio well “bene”, meno comune in questo contesto, specificando che dire “I am GOOD” non è dire la stessa cosa. Infatti, dire che I am good potrebbe anche lasciare intendere che io sia una brava o una buona persona, anche se forse in questo caso sarebbe meglio specificare che I am a good person, onde evitare malintesi. Eppure anche l’espressione I am good è comune e corretta, quindi non pone alcun problema di fondo.

In verità, questa è una di quelle situazioni in cui trovo che l’inglese, per quanto in altri sensi ricco di sfumature ed espressioni, sia un po’ povero rispetto ad altre lingue.

In italiano e portoghese – e sicuramente anche altre lingue- vengono in soccorso verbi quali essere e stare, che fanno una grande differenza.
Stare indica più sovente uno stato temporaneo,  mentre essere tende ad una condizione permanente. Quest’ultima affermazione sembrerebbe più adatta al portoghese che all’italiano, poiché se sono stufa ma non è detto che io lo sia per sempre. Comunque l’uso dei due verbi non combacia perfettamente in queste due lingue romanze.

Non ci sono dubbi che alla domanda iniziale la risposta corretta sarà estou bem e sto bene, perché ser bem e essere bene non funzionano bene come in inglese (I AM well/good). Non si può essere un avverbio, ma si può essere un aggettivo. 

Ad esempio, estou constipada si traduce meglio con sono raffreddata. Però in questo particolare esempio sarebbe meglio prima individuare la provenienza del nostro interlocutore di lingua portoghese, perché è capitato  che una mia ex-collega brasiliana si meravigliasse che io fossi conoscenza dei problemi di costipazione del nostro superiore, quando invece avrei voluto dirle che estava resfriado a causa di un fastidioso raffreddore.

Spesso estar precede un complemento di compagnia per indicare un possesso che noi italiani non possediamo affatto:
estou com problemas, estou sem dinheiro, estou com dificuldade,
ovvero Ho dei problemi, non ho soldi, ho difficoltà oppure persino faccio difficoltà

Il portoghese aggiunge un’altra sfumatura molto interessante con un verbo estremamente flessibile, ficar.

Questo verbo lo tradurremo in vari modi, in base al contesto, ad esempio essere, stare, trovarsi, rimanere ed altre varianti che aggiungono ulteriori sfumature cromatiche.

Ricordo, ormai parecchio tempo addietro, quando noi timidi studenti italiani alle prime lezioni di portoghese base dovevamo vincere un certo imbarazzo nel momento in cui, interrogati nell’aula di lettorato, dovevamo dire davanti a tutti – e per fortuna pochi- che: Lisboa fica em Portugal, perché sappiamo che Lisbona si trova oppure sta oppure è in Portogallo. E dovevamo farla sentire bene quella terminazione -a, per dimostrare di avere realmente familiarizzato con la coniugazione di prima declinazione di fic-ar.

Così con este casaco fica-te bem, vogliamo dire quella giacca particolare sta bene addosso alla persona a cui ci rivolgiamo, o che gli/le dona molto.

Ma se diluvia e fico em casa, significa che ho deciso di rimanere o di rimanermene in casa per evitare un malanno.

Forse potremmo ignorarlo completamente se un brasiliano fica esperando sua resposta, poiché attende semplicemente una tua risposta e “rimanere/essere in attesa” di qualcosa a volte potrebbe risultare un po’ ridondante.

Si ignorano anche i seguenti:

ficar zangado/a per arrabbiarsi

ficar calado/a per zittirsi, ma anche fica calado! (Stai) Zitto!

Ma se qualcuno prende qualcosa e ci chiede se posso ficar com isso? evidentemente intende tenersi quella cosa, o conservarsela per sé.

Eppure quel ficar potrebbe persino assumere una tinta diversa nell’intendere il divenire o diventare nel momento in cui succede qualcosa che cambia lo stato d’animo del soggetto, quando fico triste ou feliz se algo acontecer.
In questo senso evidentemente nel testo della canzone Sem Medo una donna salta giù dalla cima di un edificio perché le cose più semplici sono diventate o si son fatte alquanto complicate, ovvero porque o mais fácil fica o mais difícil.

Potrei andare avanti ma mi fermo qui, perché essere o stare pongono davvero una bella questione.

– How are you?

–  … FINE. 

5 thoughts on “Riflessioni linguistiche sull'”Essere”

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s