Lettori in Terra Straniera: San José (Parte 2)

Segue da Preambolo (Parte 1).

Precede la terza e ultima parte.

mappa 1

Mappa 1

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Biblioteca Nazionale

Mi accontento di vedere la Biblioteca Nazionale dall’esterno (1), poiché rimane chiusa nel fine settimana.
Dunque, dopo aver attraversato l’elegante Parque Nacional (2), apprezzo i grandi edifici che si trovano su ambo i lati della strada: il Tribunale (3) con la maestosa entrata semicircolare e la bandiera nazionale issata, il Museo de Arte y Deseño Contemporáneo (4), il Ministerio de Cultura y Juventud (5) e la celebre e funzionale scuola elementare Escuela Buenaventura Corrales (6), meglio conosciuta come Escuela Metálica, poiché interamente realizzata in ferro, anche se a prima vista non l’avrei intuito.

Camminando per la città mi accorgo che quelli che sulla mappa del centro cittadino sono identificati come parque sono degli spazi pubblici più o meno grandi, simili a delle villette comunali italiane, con aiuole e panchine, impreziositi da monumenti commemorativi.
Arrivando al centro del Parque España (7), mi trovo davanti la statua dedicata al conquistatore spagnolo della Costa Rica, Juan Vázquez de Coronado, che qui vi arrivò per la prima volta a bordo della spedizione del 1562.

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Parque Morazán

Il piccolo Jardin de Paz (8) funge da braccio che collega Parque España insieme a Parque Morazán (9), quest’ultimo costruito in onore del capo di stato dal 1827 al 1838, ora costantemente pieno di giovani che danzano sulle note di una musica sul gazebo centrale, interamente costruito in pietra.

– Mio figlio mi ha detto che sono un folle a fare questo. “Ma lo sai che oggigiorno la gente non legge più libri?”, mi ha detto proprio così- entro proprio nel mezzo di una conversazione fra due uomini in un marcato accento americano, ignoro di quale esatta zona di provenienza, non me ne intendo.  Ne colgo un frammento. Penso che si stia riferendo a questo posto, e invece ben presto scopro che l’attività associata ai libri a cui l’interlocutore ha appena fatto allusione non è questa. Infatti, il reale proprietario è attualmente in vacanza in Messico insieme alla consorte, non troppo lontano da qui, e lui, apparentemente amico di vecchia data, lo aiuta a tenere il negozio aperto per almeno tre giorni a settimana.

Mora Books (10) esiste nello stesso posto da oltre quarant’anni ed è forse il più caotico mercatino di libri usati che io abbia mai visto, ma le montagne di libri accumulati alla rinfusa l’uno sull’altro fanno il loro accattivante effetto. Ai libri in lingua spagnola sono riservati appena pochi scaffali, mentre il gatto si è accaparrato un angolino più ampio, con i croccantini che strabordano dalla ciotola e si spargono sul pavimento coperto da una lastra grezza. Abbondano invece i libri in lingua inglese, per lo più pubblicazioni americane, riviste, giornali e qualche vecchio vinile. In effetti, la comunità di expat americani è ben presente e in crescita, spesso la gente segue le opportunità lavorative delle multinazionali che richiedono un personale sempre più specializzato e multilingua, aumentando di conseguenza il tenore di vita della capitale, spesso a danno degli strati sociali locali economicamente svantaggiati e che con difficoltà accedono al livello di istruzione universitario.

Il mio occhio cade su Los Barcos de La Noche, di Dora Isella Russell (1925-1990), nata a Buenos Aires ma cittadina uruguaiana. All’epoca di questa pubblicazione, 1953, aveva appena 28 anni quando scriveva con matura consapevolezza:

Perché la vita è solo un viaggio/compiuto a bordo di una nave ancorata…

*** *** ***

mappa 2

Mappa 2

teatro nacional (1)

Teatro Nazionale/Plaza de La Cultura

Una volta fuori dal negozio, giusto per non perdere l’orientamento, basta rimanere sulla stessa via e proseguire giù verso sud, lungo Calle 5, in modo da addentrarsi completamente nel vibrante e variegato spazio urbano di San José.
Al terzo incrocio si apre la Avenida Central, una delle strade principali. Non ci si può sbagliare, la si riconosce dalla grande piazza sulla destra, la Plaza de la Cultura (11), con il tetto rosso del Teatro Nazionale (12) e il vicino  Museo del Oro Precolombino (13). Volendo si potrebbe girare sulla sinistra e proseguire, oppure si potrebbe scendere al prossimo incrocio con la Avenida 2 e finalmente girare a sinistra per godersi la maestosa Catedral Metropolitana (14), con l’enorme statua dedicata a Papa Woytila e l’adiacente piazza centrale che fronteggia il teatro Melico Salazar (15) costruito in uno stile barocco europeo.

Ritorno su Calle 5, esattamente all’incrocio di Avenida 2, e ricomincio a camminare verso sud, costeggiando la fiancata del grande Edificio de Seguro (16), poiché la facciata principale di quest’ultimo si apre sulla mia sinistra, sovrastando una piazza e indicando la sede del mercato artigianale (17) ubicato sul lato opposto. Vale la pena fermarsi e dare un’occhiata, perché i commercianti locali sono molto gentili e i manufatti hanno prezzi onesti, più bassi rispetto ai negozi per turisti, ed è anche una buona occasione per supportare le attività del posto.

Dopo la sosta potrei proseguire ancora in avanti, perché pian piano lo sfondo collinoso si fa più nitido, si perdono quasi i contorni della città e si sogna di stare già nell’aperta natura che è la vera sovrana di questo paese.

All’incrocio con Avenida 10, girando sempre a sinistra, si arriva dopo tre incroci presso la parrocchia domenicana La Dolorosa (18), fiancheggiata dall’omonima piazza, che risale ai primi anni del XX secolo e deve il nome ad un’icona proveniente dal Guatemala, ancora conservata all’interno.  Una volta entrata, vedo che le navate e le nicchie laterali sono in fase di ristrutturazione, del cellofan avvolge completamente la statua della Vergine ma riesco ad intravedere il volto addolorato per l’umanità.

Visto che siamo arrivati fin qui, si potrebbe andare ancora più al sud della città, nei pressi della stazione del Pacifico (19), per vedere la ferrovia che attraversa a cielo aperto la strada pubblica per arrivare chissà dove. Qualora si capitasse nel giorno giusto, ci si potrebbe imbattere nel mercato pieno zeppo di bancarelle colorate da verdura e dai colori vivacissimi di gustosi frutti tropicali.

*** *** ***

mappa 3

Mappa 3

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Libreria Internazionale

Potrei andare avanti e perdermi in immagini e parole, però faccio parecchi passi indietro, tornando quasi all’inizio, in cima alla Calle 5 fino al punto in ci interseca con la Avenida Central. Giro in direzione della piazza (Plaza de La Cultura), inoltrandomi nella via principale dei negozi e delle grandi catene commerciali. Ad un certo punto sbuca l’insegna della Libreria Internazionale (20), di cui avevo sentito già parlare per la scelta di libri in lingua straniera, principalmente inglese, ma  nella realtà è molto più piccola di come me l’aspettavo. Poso lo sguardo sugli scaffali dedicati alla letteratura sudamericana e sull’angolo con in bella vista i titoli di letteratura e di storia locale, poi esco nuovamente in strada.

In realtà, quando ritorno indietro di appena pochi passi, mi rendo conto di aver ignorato la libreria Lehmann (21), avendola evidentemente scambiata per una profumeria a causa della vetrina ingannatrice. Invece, fra le due vetrine principali piene di vari articoli, ecco che c’è una piccola teca verticale con dei libri ben allineati; decido così di entrare e, solo all’interno, mi accoglie una grande insegna che pende dal soffitto. In effetti, in prossimità dell’ingresso ci sono i banconi di profumi e cosmetici, ma poco più avanti si apre un ampio spazio organizzato in corridoi paralleli tramite la sistemazione di scaffali carichi di libri. Non potrei non pensare che si tratta di un paradiso per noi lettori, soprattutto perché, oltre alla letteratura internazionale di lingua spagnola e in traduzione, diverse file sono dedicate agli scrittori dell’America Latina, e credo proprio di non averne mai visti così tanti e tutti insieme nello stesso posto. Non saprei da dove cominciare, penso che mi porterò un ricordo da qui, ma nel frattempo prendo nota di nomi e titoli. Mi fermo in un angolo dedicato alla letteratura locale: raccolte di storie brevi, poesia, romanzi nuovi e classici di scrittori nati in Costa Rica; non conosco nessuno di loro. Mi rendo conto, ancora più di prima, che esistono davvero dei mondi letterati inesplorati e libri che non sono riusciti ad attraversare l’Oceano, rimanendo all’interno della frontiera. Eppure chissà quante cose che non conosciamo questi libri pieni di parole potrebbero raccontarci!
Inoltre, nonostante l’ampia scelta di titoli e volumi, non trovo nessuna storia, coincisa o meno, della letteratura costaricana, eppure sono certa qualcuno deve averla scritta.

callejero 2.jpgProseguendo più in fondo, gli articoli esposti cambiano di nuovo di genere, infatti ci sono attrezzi da fitness e abbigliamento sportivo, per poi passare ad una una sezione di cartoleria ben fornita. Quindi, una volta attraversato tutto il negozio, esco dall’altra porta di ingresso, quella che dà su Calle 3 (22). Da quest’ultima viuzza posso proseguire verso nord e inoltrarmi in stradine più strette piene di venditori ambulanti (vendedores callejeros) – principalmente di frutta e verdura, ma ce n’è persino uno che vende vecchi libri sul marciapiede- , negozi di vari tipi e fast food locali.

Se c’è un posto che non posso assolutamente fare a meno di visitare in un paese straniero, naturalmente oltre alle librerie, è il supermercato. Non devo necessariamente avere bisogno di qualcosa, amo curiosamente passeggiare per i corridoi dei supermercati, perché credo qui si incontrino e si riassumano molti elementi della cultura locale. A San Josè ne vedo di due tipi, almeno questa è la distinzione che faccio, con una clientela evidentemente differenziata: ci sono quelli che offrono in modo estremamente ordinato una vasta gamma di prodotti di importazione a costo parecchio elevato- vi ritrovo persino i miei conterranei taralli pugliesi-, con frutta e verdura accuratamente riposti in confezioni rigorosamente di plastica; dall’altra parte, ce ne sono altri con scaffali pieni zeppi di prodotti locali o a “Km 0” e prezzi accessibili quasi per tutti.

posta

Edificio Central de Correos

A cinque minuti da Lemhann una costruzione imponente, elegante e che fonde armoniosamente stili e lavori diversi, obbliga i visitatori ad una sosta: si tratta del palazzo della posta centrale (Edificio Central de Correos) che ospita anche il Museo Filatelico Nazionale (23). È proprio qui che mi fermo per inviare un saluto scritto a penna su una cartolina, cosa che qualcuno potrebbe trovare un po’ di vecchio stile.
Sul lato sinistro dell’entrata centrale ci sono tre grandi buche da lettera sovrastate da placche in metallo scuro con sopra incisi i nomi delle destinazioni e, quando scelgo quella giusta e allungo il braccio, mi rendo conto che tu, Europa, non sei mai stata così tanto lontana da me come lo sei in questo momento.

6 thoughts on “Lettori in Terra Straniera: San José (Parte 2)

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