Perché è l’ultimo giorno dell’anno…

Durante quest’anno che sta giungendo al termine ho pubblicato molto poco su questo blog, sono stata poco presente, ma credo di aver scritto molto di più; ho cercato di capire meglio le parole, di scoprire quelle che avevo dentro e tirarle fuori attraverso un processo di narrazione.

Ho (ri)scoperto autori italiani che avevo ignorato negli ultimi anni, forse perché il rischio di andare costantemente alla ricerca di quelle letterature che stanno oltre le frontiere, di concentrarsi in uno spazio rigorosamente multiculturale e multilingue, è quello di perdere ciò che è vicino. Forse il rischio è di perdere la propria casa.
Ho viaggiato, poco e non per puro svago, ma ho toccato per la prima volta la terra di un altro continente e ho avuto l’opportunità di osservare per un breve lasso di tempo l’Europa da lontano, seguendo un po’ la direzione della mia ricerca letteraria personale. Che strana sensazione!

Ho ripreso in mano libri antichi, ho riesumato vecchie letture e scrittori, a volte forzatamente, che mi hanno fatta ritornare vertiginosamente indietro nel mio passato. Ho scoperto nuovi autori, nuove storie e so per certo che il tempo  non è abbastanza.

Ho pubblicato di meno ma, allo stesso tempo, ho fatto più ricerca. Un giorno un rappresentate della British Library mi ha chiesto se potesse usare la mia vecchia foto archiviata per rinnovare il permesso e gli ho detto di sì, sempre che fossi riconoscibile. Ha riesumato una foto di dieci anni fa e ho avuto una tessera nuova di zecca che mi ha permesso nuovamente di entrare nelle sale lettura.

Come sempre, un anno che passa toglie tanto e forse dà meno di quello che si era sperato.

Condivido la lettura che sto attraversando a cavallo fra questi due anni, ovvero Lettere dal Sahara di Alberto Moravia, perché mi piace ascoltare cosa hanno da dire gli scrittori proprio alla fine dell’anno che passa. Le considerazioni personali in merito al libro le lascio al 2020, dico solo che qui si parla ben poco del Sahara.

Un abbraccio virtuale lo mando a coloro che passeranno di qui, amici ed estranei, lettori come me, ma anche scrittori ed artisti. Forse è meglio non farsi alcun augurio, giusto per cambiare.

Perché è l’ultimo giorno dell’anno, andiamo a Treichville, il sobborgo più africano di questa città europea, per vedere come viene accolto ai tropici l’anno nuovo. A quanto pare, almeno a giudicare dalle esplosioni frequenti dei petardi, dai gruppi allegri che entrano ed escono dai locali pubblici, dalle automobili gremite che passano lentamente per i viali, lungo le casupole pavesate di lanterne, gli europei qui sono riusciti ad ispirare agli africani, un tempo ignari di simili feste, lo stesso loro sentimento di attesa infondata e fiducia ingiustificata. Qualcuno mi dice che si è diffusa persino, tra questa popolazione, l’usanza gastronomica anglosassone del tacchino natalizio. […] 

In realtà, in quasi tutte le grandi città del mondo, in questo stesso momento, si può godere, per poco denaro, di una simile atmosfera al tempo stesso falsa e straniera: l’esotismo, anche ad Abidjan, è diventato consumismo.

A. Moravia, Lettere dal Sahara, 1981.

9 thoughts on “Perché è l’ultimo giorno dell’anno…

  1. La cioccolata era divina!
    E non mi dire… anch’io sono assente, a volte entro nel virtuale di sfuggita, di corsa, tra mille cose da fare. La vita, vissuta d’un sorso che ti lascia sempre la gola secca.
    Ma seguitiamo: lasciandoci alle spalle ricordi che, un giorno eh sì che lo so, andremo a riesumare come tu hai fatto con le “antiche scritture” o quelle “più vicine” alla nostra stupenda lingua natia. Un forte abbraccione :-)c

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