Su quarantena, prevenzione e Segnalibri#2

Dal post precedente sono cambiate molte cose, e ho pensato ancora una volta di mettere per iscritto i miei pensieri, forse mi piacerà rileggerli in futuro.
Ma prometto che dopo questo articolo ritorno alle pagine dei libri, perché è anche giusto non fermarsi, proseguire e resistere.

Continuo ad avere conversazioni sia con italiani che stranieri che continuano a dichiararsi apertamente tranquilli dal momento che il Covid-19 sembra essere letale quasi solo per gli anziani. Proprio stamattina ho letto delle struggenti lettere di figli che hanno perso da poco i genitori anziani colpiti da questo devastante virus, da cui vien fuori un dolore acutizzato dall’isolamento, dall’impossibilità di un ultimo saluto e di parole di conforto. Finisce tutto così, in un lampo di dolore. E poi i corpi sono troppi ma nei cimiteri non c’è abbastanza spazio, non c’è tempo per trovarne altro e certamente non è il momento per celebrare funerali, perché anche questi ultimi sono considerati degli eventi sociali e implicano l’assembramento di più persone, cosa al momento severamente interdetta.

Forse farebbe più impressione trovarsi in un campo nel mezzo di centinaia di fosse appena scavate e pronte per accogliere i corpi dei deceduti dall’inizio di questa funesta vicenda fino ad ora.

Forse farebbe più impressione trovarsi in un campo nel mezzo di centinaia di fosse appena scavate e pronte ad accogliere i corpi dei morti in guerre negli ultimi mesi. 

Forse farebbe più impressione trovarsi in un campo nel mezzo di centinaia di fosse appena scavate e pronte ad accogliere i corpi martoriati e gonfi di coloro che sono affondati nel mediterraneo o che sono sopperiti nei campi di concentramento negli ultimi mesi. (…)

Mi si perdoni questo divagare e tirare in campo altri fatti di cronaca nera contemporanea, mi è venuto spontaneo come uno starnuto. Forse voglio dire semplicemente, e ancora una volta, che la paura diventa davvero tale quando ci si trova fra l’incudine e il martello, quando tutto è visibile davanti agli occhi, quando ci si ritrova immersi completamente dentro il problema.

Ieri sono stata colpita da commenti di chiassosi, alcuni anche di pessimo gusto in merito all’Italia, dei turisti internazionali che affollavano la metropolitana londinese.  Infatti qui non ci sono restrizioni in questo momento, pertanto si viaggia, si starnutisce senza alcuna protezione (cosa che eviterei anche in circostanze normali), si sta a stretto contatto (forzato), si frequentano i luoghi pubblici affollati, si beve da bicchieri e tazze poco puliti. So far so good.
Però proprio ieri un medico italiano invitava tutti alla consapevolezza e al rispetto di norme fondamentali perché, di fatto, il virus si sta espandendo altrove.

Sì, a Londra ci sono casi dichiarati (una sessantina circa?) ma nessuno mi ha saputo dire dove e se sono localizzati. A volte origlio gli inglesi che si scambiano commenti e pareri esitanti sui treni delle ferrovie, dove sono più tranquilli e parlano maggiormente: “Cosa ne pensi?”, e di solito le risposte non sono mai troppo sicure e i toni risultano chiaramente titubanti, lasciando trapelare una certa apprensione. Anche se tutto continua normalmente, la paura e il timore non mancano, forse soprattutto per quello che si disconosce. Anche perché chi vive qui sa che le diagnosi e le azioni mediche spesso tendono ad arrivare con tempi più dilatati, perché tutto deve passare prima da un(a) GP (General Practitioner, ovvero il  medico di base) non necessariamente afferrato/a in una specifica patologia (figuriamoci una sconosciuta come il Covid!), e che i costi di determinati strumenti/servizi medici sono estremamente alti (anche se fortunatamente non siamo vicini agli oltre 3000 $ per un tampone come negli USA). Io però non ho idea di come il sistema sanitario pubblico inglese reagirebbe ad una emergenza, quindi mi fermo qui.

Anche se non sono chiusa in casa in quarantena e non ho occasione di annoiarmi, ho trovato un paio di cose che farei se fossi in una confortevole casa italiana in questo momento e che potrei condividere:

  • Ho scoperto che esiste già un gruppo di lettura su u blog, come avevo pensato di farlo io tempo fa, su LiberiDiScrivere. Quindi, a chi andrà a genio di leggere il romanzo Gli Aquiloni di R. Gary, ecco una buona occasione.
  • Ho scoperto che Il Manifesto in questo periodo ha deciso di abbattere il paywall e tutti gli articoli si leggono gratuitamente.
  • Ho finito l’ultimo libro di Igiaba Scego, La Linea del Colore, in cui credo che la scrittrice afro-italiana abbia fatto davvero un ottimo lavoro. A proposito e ricollegandomi al punto di sopra, se qualcuno volesse leggerlo con me mi farebbe piacere e potremmo commentarlo prossimamente, non appena pubblicherò un articolo dedicato. Così provo anche io a lanciare un piccolo gruppo sperimentale di lettura.
  • Ho ritrovato un sito ungherese di cui mi appassionai oltre un decennio fa: Web Gallery of Art, che raccoglie opere artistiche dal III al XIX secolo, il database di museo virtuale. Solo che adesso, influenzata dal punto qui sopra, sono intenta a scovare rappresentazioni di africani in Occidente, soprattutto donne, e chissà che non vi trovi anche artisti dal continente africano.
  • Ho finito, e colgo l’occasione per segnalare, l’ultimo libro di Natale Pace, amico e scrittore conosciuto proprio qui su WordPress e sul vecchio Circolo16, nonché di persona, per scoprire un intellettuale meridionale di rilievo come Leonida Repaci ma anche altri. Dato che in Italia non si può uscire troppo di casa ed io non posso tornare, il libro è acquistabile comodamente in formato digitale. Naturalmente, non ho bisogno di dire che non si tratta di un #Adv o di una promozione su richiesta; al contrario, Natale non è stato nemmeno avvisato, quindi spero non gli dispiaccia questo mio piccolo tentativo di “divulgazione” su questo spazio. Anche lui ha fatto un ottimo lavoro di ricerca e scrittura.
  • Ho notato che proseguendo gli interessanti Podcast di MediorienteeDintorni, che già avevo segnalato in Segnalibri#1. L’ultimo parla della Cina, ma stavolta non di virus.

Sto persino scrivendo di più questi giorni e mi viene anche naturale pubblicare sul blog, rianimandolo un po’ dal torpore in cui spesso affonda. Ma non perché ho più tempo, anzi, è solo che sto scrivendo molto velocemente e ritagliandomi anche i minimi spazi di pause e intervalli. Allora sarebbe il caso solo di sforzarsi e lavorare sulla capacità di organizzazione e scrittura. Forse così potrei finalmente chiudere i miei tanti racconti abbozzati, iniziati e mai completati e chissà se qualcuno, oltre me, vorrà leggerli.

8 thoughts on “Su quarantena, prevenzione e Segnalibri#2

  1. Ho provato una forte stretta al cuore, leggendo queste tue riflessioni. In questo preciso momento, tutta l’umanità senza eccezzione alcuna, si trova sullo stesso piano emotivo: paura, incertezza, rabbia, abbandono, commiserazione, senso di totale smarrimento.
    Ognuno poi reagisce a modo suo. E l’abbiamo visto. Continueremo ad essere spettatori di assurdità… ma così è l’Uomo. La nostra razza evoluta che è da lungo tempo sulla lista dell’estinzione.
    È da settimane che pensavo di scrivere come mi sento, cercando di descrive i susseguirsi delle emozioni che ho descritto sopra… ammetto di non avere trovato il coraggio.
    Vacillo troppo da un’emozione all’altra, a casa piango, in ufficio mi trovo a gestire un call-center nel quale cerco di dare ai miei assistiti quel conforto che necessitano. È brutto essere disoccupati, non riuscire a reperire un lavoro, ed in questo momento aggravato da un sistema che sta per crollare… La nostra Amministrazione cantonale e federale garantisce il servizio all’utenza, ma l’erogazione è ostacolata da chi è ammalato o in quarantena oppure talmente in panico che si è rinchiuso in casa per paura di essere contaminato.
    Ho visto decine di film distopici che riassumevano ciò che sta realmente accadendo, anche se non abbiamo né vampiri né zombi… la paura è la stessa.
    Scusa il soliloquio liberatore. Ora dobbiamo farcela, ognuno contribuisce a modo suo. Anche mio figlio è stato già informato che presterà servizio in qualità di assistente medico per le emergenze, gli ospedali si stanno riempieno, tra poco ci sarà il tracollo. Lui è solo al secondo anno, ma ogni forza potrà servire a salvare delle vite.
    Un abbraccio affettuoso :-)c

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    • Claudine, non si tratta di un soliloquio, si parla insieme a tanti su questi blog, ci si sfoga e ci si confronta. Oltre il tuo video di oggi, ho anche ascoltato un altro medico che invitava ed incoraggiava a fare una distinzione: attenzione versus paura. So che è uno sforzo enorme, soprattutto per chi ha problemi, ma incoraggiamoci a vicenda a mantenere l’attenzione vigile ma tenere la paura da parte (diciamocelo, per quanto possibile). Il mio pensiero giornaliero (anzi, di ogni momento) va sempre a chi ha più difficoltà nel vivere questa quarantena: chi si ritrova minacciato dal problema economico, chi è solo (anziani e non), chi è malato, chi sta affrontando una chemio, ecc.
      Anche in Svizzera avete un aumento di ricoveri? Proprio l’altro giorno pensavo qualora ai giovani studenti di medicina fosse richiesto di mettersi all’opera e me ne dai una conferma. Buon lavoro a Emanuele, grazie per il lavoro prezioso!

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      • Grazie cara. Sì, utilizzare l’attenzione e la paura lasciarla diertro l’angolo… questa sera abbiamo fatto ricoverare mia mamma. Pensavamo fosse il cuore, forse la grande pressione psicologica… i primi esami hanno escluso problemi cardiaci (aveva già avuto un infarto 3 anni fa). Dovranno rifare i test, non pensiamo si tratti del virus, ma non siamo sicuri.
        Ora è l’attesa. Ma domani è un altro giorno e dovrò essere al lavoro: sono in tanti ad avere bisogno delle mie parole di rassicurazione (non vedrò persone, tutto per telefono o internet).
        Sì, farò attenzione… e questo è solo l’inizio. Ti prego: da voi c’è troppa disinformazione. Lo sai, quello che è occorso in Lombardia è lo scenario che accadrà ovunque se non SI RESTA A CASA.
        Un forte abbraccio, cara Marianna, bacio :-)c

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