Inizio di Primavera e una poesia di Manuel Alegre

Sabato, 21 marzo 2020, inizio di primavera. Dai miei pensieri precedenti sono cambiate ancora tante cose.

Non molto tempo fa il Primo Ministro inglese aveva gettato una specie di dichiarazione agghiacciante che aveva lasciato molti, persino alcuni governi internazionali, senza parole e con un certo senso di disgusto. Non credo abbia sorpreso la posizione di privilegiare una strategia protettiva nei confronti dell’economia, quanto piuttosto la mancanza di filtri. Tuttavia, in un secondo momento gli esperti hanno rivisto le proprie posizioni e hanno programmato un piano di azione e supporto senza precedenti, chiudendo pub, ristoranti e tutti i luoghi di aggregazione ed intrattenimento, lasciando però alcune fenditure. Per un po’ ci si è trovati in una situazione strana, poi le cose hanno cominciato a cambiare, gradualmente. Il numero dei contagi nel Regno Unito quasi sicuramente non lo sa nessuno, ma i casi dichiarati e i decessi sono in aumento.

Nel frattempo, sono venuti fuori alcuni problemi, a mio avviso prima taciuti, come la debolezza di certi sistemi sanitari di paesi che fino ad un momento prima erano ritenuti anni luce avanti rispetto ad altri (sotto ogni aspetto).

Nel frattempo, è venuta a galla la problematica della disparità di classi di certe metropoli che fino ad un momento prima erano ritenute per lo più accoglienti e piene di opportunità per tutti.

Nel frattempo, i decessi ed i contagi si sono moltiplicati, non solo in Italia bensì ovunque, facendo calare un nero velo davanti allo sguardo di tutti noi. Nel frattempo i medici, gli infermieri e tutti gli operatori sanitari hanno continuano -e continuano- a stare in corsia, facendo un lavoro meraviglioso e devastante nello stesso tempo. Non possiamo che provare un’infinita gratitudine ed io, per conto mio, non riesco a non sentirmi a disagio nel constatare che le mie competenze e il mio lavoro non hanno fondamentalmente alcun contributo pratico e diretto. Si dice che i medici e gli operatori siano persone con qualcosa di particolare per esercitare il lavoro che hanno scelto per se stessi, che  abbiano dei requisiti particolari oltre che delle competenze specifiche, che posseggano quella fermezza e “freddezza” (forse non è il termine esatto, ma non ne trovo altri al momento) necessarie per operare nel loro campo. Si dice che non possano permettersi quella paura che fa sentir male e persino venir meno. Ma sono certa che molti di loro fossero preparati a tale intensità di sofferenza, di dolore e di morte. Sono diventati un po’ come i medici di guerra, che hanno smesso di contano i numeri di anime che salgono dai corpi martoriati degli innocenti. Quando tutto questo sarà finito rimarranno dentro di loro delle cicatrici ancora più profonde e indelebili.

C’è chi si lamenta, c’è chi non ce l’ha fatta, c’è chi guarisce, c’è  chi si reinventa, c’è  chi perde la testa, chi scopre e chi resiste. C’è chi si è fermato e chi non se l’è potuto permettere.

Alcuni affermano che questo maledetto virus ha messo per la prima volta tutti noi sullo stesso piano rendendoci uguali davanti a questo nemico invisibile. Io non credo che sia realmente così, ma certamente è lui contro tutti.

Ormai i Paesi hanno chiuso le frontiere, e questa volta non lo hanno fatto per proteggersi contro gli indesiderati flussi migratori. A volte mi ricordo che i problemi di prima sono ancora qui, anche se il virus ha manipolato l’andamento delle nostre vite e dei nostri discorsi.

Molti di noi hanno perso la libertà di viaggiare di andare quasi ovunque, mentre atri non l’hanno persa poiché non l’avevano neppure prima.

C’è chi si prepara ad affrontare il problema con piani finanziari, c’è chi lo fa con quasi nulla, magari con lo sconforto, l’impotenza e la mancanza totale di risorse.

Mentre le città, i paesi e le strade del mondo si chiudono, si svuotano e si paralizzano, leggo i versi di Manuel Alegre. C’è  scritto Lisbona ma potrebbe essere qualsiasi altro posto, i nostri luoghi, vicini e lontani.  Mancano quasi completamente la punteggiatura nel testo originale, volutamente, io però ho aggiunto un paio di virgole per obbligare alla pausa, ma senza stravolgere i versi.

LISBONA, ANCORA LISBONA

Lisbona che non ha baci
né abbracci
che non ha risate
né viavai
che non ha passi
né ragazze e
ragazzi, mano nella mano
con le piazze gremite di
nessuno
che ha ancora il sole ma non ha
né i gabbiani di Amália né le canoe
senza i suoi ristoranti, i bar, i cinema
ancora è fado, ancora è poesia
chiusa dentro se stessa è ancora Lisbona
città aperta
è ancora la Lisbona di Pessoa, allegra e triste
e in ogni strada deserta
ancora resiste.

Manuel Alegre, 20 marzo 2020

 

 

One thought on “Inizio di Primavera e una poesia di Manuel Alegre

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s