“Nebbie nella Brughiera” di Claudine Giovannoni

Con Nebbie nella Brughiera (Seneca Edizioni, 2007) di Claudine Giovannoni viaggiamo nel tempo e nello spazio, prendendoci il senso di un meritato piacere, soprattutto  in questo momento della nostra storia. Sorvoliamo oceani e mari, attraversiamo fiumi e terre immense, oltrepassiamo facilmente i confini dei Paesi.

Condivido alcune considerazioni sulla scrittura di Claudine che forse potrebbero risultare utili a chi abbia voglia di avvicinarsi a lei dal punto di vista letterario e leggere i suoi lavori, e che certamente aiutano me a racchiudere quello che ho appreso da lei attraverso le varie letture, al di là del rapporto umano e di amicizia che esiste fra noi.
D’altronde noi  lettori ci ritroviamo spesso a valutare, a consigliare questo o quell’altro scrittore e scrittrice, più o meno conosciuto/a, costruendo reti di scambi di opinioni ed interpretazioni.

In primo luogo, consiglierei di lasciare da parte l’aspettativa di un finale risolutivo e chiuso, poiché credo che non sia questa l’intenzione dell’autrice. Attraverso i suo libri Claudine ci racconta di volta in volta delle storie, come se stessimo tutti seduti in cerchio, facendo puntualmente un lavoro -a mio avviso puntiglioso- sulla costruzione delle vicende e dei personaggi. Si vede che questi ultimi sono ben pensati, sia fisicamente che caratterialmente e, anche se fittizi, hanno  un’identità a tutto tondo che permette di portarli in vita attraverso l’immaginazione.
Ciascun libro ci porta in un’avventura che si svolge, a seconda dei casi, in un tempo e in un luogo fisico diverso, presentando così al lettore una varietà di scenari interessanti e affascinanti.

Inoltre, così come la maggior parte degli scrittori hanno generalmente una linea conduttrice che unisce tutte le loro opere, analogamente ritrovo in Claudine il tema dell’esistenza, le ricorrenti domande dell’essere che si riscopre costantemente un minuscolo puntino perso nell’infinito universo e il desiderio di avvicinarsi  a questa verità imperscrutabile attraverso la conoscenza e la ricerca.
In ultima istanza, ho la certezza di trovare nelle pagine dei suoi libri quel senso di leggerezza dato dal candore e dal calore dei rapporti umani che si descrivono, prendendo davvero il buono della nostra specie e lasciando un’area di positività.

brughieraIn Nebbie nella Brughiera ci sono due trame parallele ed intrecciate, separate da secoli di tempo e di storia, ma unite dai fili del destino e da sentimenti. Questa separazione permette a Claudine di articolare due percorsi di scrittura e di linguaggi piuttosto distinti all’interno dello stesso libro, andando così incontro ai diversi gusti dei lettori e mantenendo un buon livello di coinvolgimento: da una parte c’è lo stile moderno di un romanzo di avventura misto a fantasy, dall’altra quello cavalleresco del romanzo storico-medievale.

È evidente che Claudine abbia riversato molto di se stessa e della sua precedente esperienza lavorativa nella protagonista principale dei giorni nostri, ovvero la giovane Barbara, responsabile di cabina della Swissair, instancabile viaggiatrice sia per passione che per professione.
La donna incontra Rolf durante un volo transatlantico, il quale ricopre il ruolo di copilota nella stessa compagnia di Barbara, un uomo dalla personalità brillante ed affascinante. Fra i due nasce quasi immediatamente un’intesa che va ben oltre le affinità elettive, ritrovandosi legati in un rapporto che affonda profonde radici in esistenze passate. Se prendiamo in considerazione il fatto che l’essere umano possa più vite, allora sarebbe applicheremmo il principio della reincarnazione, che vedrebbe l’essenza di ciascuno di noi diramarsi in più dimensioni e rappresentanti di un’idea ancestrale. In questo caso, Barbara e Rolf si legano alle vite di Francine e Clement de Clarendon, protagonisti della narrazione parallela.

Così, seguendo degli indizi misteriosi e la linea di eventi non casuali, eseguendo opportune ricerche e attraverso un continuo movimento lungo molteplici luoghi geografici, i protagonisti intraprendono un percorso di ricongiunzione con le rispettive vite precedenti. Per raggiungere una verità superiore, cosa che accomuna noi esseri umani di qualsiasi epoca storica, i protagonisti dovranno lasciarsi guidare da recondite sensazioni,  segnali oscuri o apparizioni, e addentrarsi talvolta nella dimensione onirica. In realtà il tema del sogno sarà sviluppato alcuni anni dopo a Claudine nel Segreto degli Annwynn .

L’aria aveva un profumo di fieno e terra. Chiuse gli occhi e le parve di essere altrove: rivide impressioni legate al passato quando ancora bimba correva attraverso i campi per abbracciare suo padre.

Ma cos’era la vita? Attimi che apparivano così fugaci, vissuti in fretta e furia senza prenderne piena coscienza. Eppure era la scelta consapevole si ogni essere umano: fare di questo passaggio effimero un’esperienza sublime nella quale elevare la propria coscienza alle sfere più alte della consapevolezza. 

Ai lettori spetta il privilegio di conoscere per primi le vite precedenti dei protagonisti, assistendo al primo incontro fra Clement de Clarendon, colto cavaliere templare e conoscitore del sufismo, e Francine, moglie del nobile feudatario Monsieur de Bardac.
Fra tutti i personaggi ho trovato Francine la più sfuggente e riservata, quasi imprigionata fra le mura del castello e sostanzialmente l’unica che rimane ferma nello stesso luogo durante tutta la narrazione, rivestendo rigorosamente il ruolo di moglie e madre del XII secolo. In verità, avrei voluto conoscere qualcosa in più di lei perché, nonostante sia legata alla Barbara del presente, sono certa che i suoi sentimenti e la sua dimensione femminile sia stata considerevolmente condizionata del tempo storico.

Le ultime pagine del libro invece mi riportato in un luogo a me caro e malinconico, trascinando l’odore di campagna e trasportandomi nella mia Puglia attualmente irraggiungibile, precisamente su un promontorio che conosco, dentro un castello che ho osservato e studiato per poterlo spiegare agli altri, ma sono passati parecchi anni:

Per permettere di custodire degnamente il Sacro Graal, reliquia di inestimabile valore, Federico II fece appositamente costruire, sopra un promontorio  isolato delle Murge pugliesi, una grande fortezza. 

Il Castel del Monte, dalla simbolica planimetria ottagonale circondata da otto torri angolari anch’esse ottagonali, avrebbe dovuto resistere nei secoli a venire. 

castello

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Post Scriptum
Non l’ho mai fatto prima ma forse potrei cominciare ora, magari di tanto in tanto, così da conservare la memoria dei fatti. A volte faccio fatica a ritagliare il tempo in questo spazio, ho difficoltà a liberare la mente dai pensieri e dal lavoro. A volte la musica, meglio se strumentale onde evitare distrazioni, mi aiuta in questo e comincio a scrivere quello che voglio. Per questo post mi hanno accompagnato le note di I Giorni di L. Einaudi.

8 thoughts on ““Nebbie nella Brughiera” di Claudine Giovannoni

  1. che combinazione! Lasciato lì per diverso tempo – l’ho acquistato insiema al segreto degli Annwynn non mi ero mai deciso a leggerlo.
    Sono a una sessantina di pagine dalla fine e devo riconoscere che hai centrato molti dei miei punti di vista. Concordo su Francine, donna sfuggente e sicuramente legata al suo secolo, molto diversa da Barbara, donna moderna ed emancipata che non disdegna le attenzioni di Rolf.diversamente da Francine. Come Clement è molto diverso da Rolf. Uno, Clement, più curioso, l’altr, Rolf, più terreno e legato ai piaceri della vita

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  2. Mi piace quando con i miei scritti riesco a perfettamente creare questo tipo di magia… a trasportare il lettore lontano, in terre sconosciute, in dimensioni dello Spirito dove tutto di espande in modo subitaneo.
    Sono trascorsi diversi anni dalla pubblicazione, ma ogni dettaglio è “fissato” nella memoria: gli odori dei campi bruciati dal freddo di Poitiers… le cattedrali gotiche dove le nebbie di fumo ed incenso accecano chi in esse cerca un riparo sanatorio… le calde lacrime versate da Francine nella subdola lotta interiore tra l’amore e la fedeltà…
    Sai, c’è altro, in verità. Le 27 pietre della Luna sono solo una bozza approssimativa, ma quando avrò più tempo da dedicare alla scrittura… il lungo viaggio di Rolf, imprigionato su di un isola della Malaysia al cospetto di un nuovo personaggio mistico, riporterà all’argomento a me caro: chi sono, perché sono qui, dove andrò quando il mio karma sarà “maturato”.
    Serenità e a presto! :-)c

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  3. Reblogged this on Claudine Giovannoni and commented:
    Una recensione molto approfondita, Marian ha compreso a fondo il messaggio racchiuso nel romanzo e fornisce dettagli accurati che però non rivelano il mistero della storia lasciando quindi al lettore il sentimento di curiosità e desiderio di approfondimento.
    Il romanzo può essere acquistato direttamene dall’autrice, inserendo i dati nell’apposita scheda o lasciando un commento con indirizzo e-mail.

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