“I Giorni alla Finestra”, frammenti di testi #IlSaggiatore

Una ventina di giorni fa Il Saggiatore invitava i lettori a condividere dei racconti brevi, anzi brevissimi (con un rigoroso limite massimo di 1500 battute), con tema “I Giorni alla Finestra”, ispirato alla vita di quarantena che ha interessato una buona parte del mondo contemporaneo.

Qui è possibile scaricare gratuitamente, e in vari formati, il volumetto creato per l’occasione, che raccoglie innumerevoli contributi dei lettori con le loro sensazioni, esperienze, scorci di immaginazione e tanto altro. Devo ammettere di aver trovato molto piacevoli le iniziative de Il Saggiatore nell’ultimo periodo, dalla Solidarietà digitale ai suggerimenti di lettura. Per chi come me fosse in vena di titoli, autori e stimoli letterari, segnalo anche l’offerta digitale valida fino al 10 maggio 2020, da cui io ho selezionato La Dragunera e L’Isola dei Senza Memoria.

Intanto, il mio frammento di testo non è fra quelli selezionati, così ho deciso si lasciarlo qui, qualora qualcuno avesse voglia di sbirciare attraverso la mia finestra.

 

Una botta in testa nel buio, poi la rievocazione assonnata del rumore che aveva preceduto di un istante la caduta. Era andata bene, poiché quel palo d’acciaio avrebbe potuto squarciagli un occhio. E non avrebbe avuto soccorso, non ora. Un brivido ed un breve capogiro. I due grossi chiodi che reggevano il binario della doppia tenda avevano definitivamente ceduto, facendo cadere tutto giù. Imprecò, rimpianse le efficaci serrande, ebbe nostalgia delle imposte verdi con il legno leggermente consunto. Poi si rannicchiò a terra, sotto la finestra nuda, e si riaddormentò fino all’alba del giorno dopo.

– Emily, potrebbe mandare qualcuno a sistemare l’inconveniente?
– Mi spiace, dobbiamo aspettare nuove disposizioni.
Chiaramente non avrebbe avuto assistenza, non ora, perché bisognava aspettare la fine della quarantena. Si accorse che una finestra senza tende è un occhio aperto nella parete, una barriera rimossa che ti denuda di protezione e di intimità , ti getta luce indesiderata addosso. Ignorò che qualcuno, dal lato opposto, aveva notato l’accaduto: la scomparsa della tenda e lo scorcio visibile di un interno, le ombre ed i movimenti di colui che cercava di compiere tutte le azioni all’infuori della cornice, per scansare sguardi indiscreti. Appena la quarantena terminò la quotidianità  ritornò, più spietata di prima, ma la tenda non fu mai sistemata. Continuarono i movimenti celati, inarcati e contorti, e l’obiettivo rimase fisso su quell’indiscreto quadro nel muro lacerato di un palazzo.

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