Poesia contemporanea: “Potere” di Audre Lorde

È evidente che le forze telluriche dei recenti fatti avvenuti negli USA si siano rapidamente propagate attraverso l’oceano e le zolle terrestri, facendo tremare anche gli altri continenti e colpendo severamente i centri più multiculturali. Le proteste della capitale romana di questi giorni e quelle delle altre grandi città europee, la discesa in piazza di giovani e meno giovani pieni di rabbia e disgusto, l’improvviso dimostrarsi e moltiplicarsi di posizioni di solidarietà, il proliferare di immagini total-black e hashtag sui social media, dimostrano quanto il razzismo sia un problema terribilmente attuale, difficile e sentito, sia pur interpretato e percepito in modo diverso dalle comunità.

Sono stati attaccati in prima linea alcuni dei segni secolari del colonialismo e del potere, le basi della costituzione discriminatoria del colore; un esempio è stato il recente abbattimento da parte dei protestanti della statua di Sir Colston a Bristol, nel Regno Unito, un mercante (di schiavi) del XVII secolo.

Proprio nell’ultimo articolo in inglese pubblicato qui, scrivevo a proposito del romanzo contemporaneo della scrittrice britannica Bernardine Evaristo, sul come certi schemi sociali preimpostati e discriminazioni assertive si continuano inesorabilmente a trascinare di generazione in generazione, da un’epoca ad un’altra, disegnando livelli subordinati di genere, razza e classe.

C’è un motivo per cui se ancora oggi il linguaggio comune, di qualsiasi idioma, sembra essere ancora basato su binomi discriminatori, se i giovani italiani afro-discendenti si sentono ancora in dover di giustificare qualcosa, se il razzismo si esacerba quando si tira in ballo il colore della pelle. Ed è una cosa con cui anche noi dalla pelle bianca dobbiamo fare i conti. Ci sono delle barriere culturali e di linguaggio difficili da rimuovere, nonostante il continuo cambiamento della società; il significato stesso e il contenuto del razzismo è ancora troppo simile a quello di secoli fa. Qualcosa di simile si potrebbe dire per il sessismo, ma questo aprirebbe un capitolo a parte sebbene in parte sovrapponibile.

Allora, forse ci si dovrebbe forse rassegnare al fatto che il razzismo è una qualità umana intrinseca, come il bene e il male, come la ragione e l’immaginazione, l’anima e il corpo, esistiti dal principio e che per sempre accompagneranno la specie umana? Però il razzismo – o almeno il suo contenuto- è molto più legato ad una condizione sociale, frutto di dinamiche storiche e politiche. O forse non è il razzismo ad essere intrinseco, bensì la sua essenza, cioè il male e dunque quella forza distruttiva primordiale.

La brutale morte di George Floyd avvenuta lo scorso 25 maggio ha sicuramente rievocato a tanti di noi una miriade di episodi troppo simili già accaduti e ripetuti nel passato lontano e vicino, ma dai quali si è imparato ben poco, come più volte accade. Fra i più recenti, ma meno incanalati nei canali mediatici, risaltano i nomi di Ahmaud Arbery e Breonna Taylor; intanto, nell’ambito letterario si scaraventa in primo piano tutto il blocco afro-americano e parte della letteratura post-coloniale. Il terribile episodio si trascina secoli di storia, discutibili tradizioni culturali e assetti economico-politici.

Tra l’altro, le proteste durante le diverse fasi di una pandemia non ancora archiviata fanno temere qualche maldestra ripercussione ed invitano al controllo e all’ordine. Insomma, viviamo da sempre in una totale confusione che di tanto in tanto si acuisce, ad ondate di lunghezza variabile, e da questo dovremmo trarre quantomeno il vantaggio di riflessione. Pensare di rieducare in primis noi stessi, e poi gli altri, soprattutto i più giovani, fin dall’infanzia; pensare ad una rivoluzione –finalmente- del linguaggio, liberandolo di espressioni erroneamente scherzose e modi di dire vacui. Spiegare ai bambini il razzismo in modo assurdamente semplice: “Un giorno, in un regno lontano, accadde che un giorno tutti gli individui con gli occhi di colore verde furono mandati via, isolati e trattati male. […] E poi, quando si scoprì che il Re aveva ordinato tutto questo trambusto poiché impazzito dopo aver bevuto la malvagia pozione della bianca strega cattiva, tutti si abbracciarono”.  

In letteratura, secondo me, bisognerebbe smettere di parlare di letteratura nera, anche quando i testi parlano effettivamente del contrasto fra società nere e bianche e di rapporti di subalternità, soprattutto perché si rischia di incappare in errori enormi. E ce ne accorgiamo, ad esempio, quando nella letteratura dell’Africa nera (anche in questo caso il colore sarebbe evitabile) spiccano i nomi dei bianchissimi – e non meno africani- esponenti, come Luandino Vieira, Mia couto, Pepetela, José Eduardo Agualusa, John Coetzee, Shajlia Patel ed altri. Eliminiamo dunque il colore e parliamo scrittori di paesi e di frontiere che si incrociano o che ancora rimangono chiuse; le linee del colore non definiscono adeguatamente il globale, dunque è necessario revisionare e cambiare alcuni termini e concetti di uso comune. 

Recentemente dei compagni di lettura mi hanno consigliato di leggere Audre Lorde (1934-1992), in quanto grande voce rappresentante dell’alterità del secolo scorso. Così mi sono imbattuta in una poesia attualissima che condivido su questo spazio. Una poesia un po’ complessa che ho tradotto nel modo personale che ho ritenuto più opportuno, prendendomene la dovuta responsabilità, ma lascio il testo originale e rimango aperta a contestazioni. Chi conosce già la scrittrice vi ritroverà i due elementi di realtà e immaginazione/sogno, che nella poesia si accavallano ampiamente. Sono tutte parole che Audre prende dalle sue viscere, per assegnare parole a pensieri inconsistenti, poiché questo è il metodo della sua poesia. Il potere che da il titolo a questa poesia, assume nella scrittura di Audre vari significati su piani diversi. Se da un lato qui si parla chiaramente di abuso e distorsione del potere dominante, dall’altro lato questo power è anche la forza di libertà di ognuno di noi di essere ed esprimersi sopra ogni cosa.

POTERE

La differenza fra poesia e retorica
sta nell’essere pronti
ad ammazzarsi
al posto dei propri figli.

Sono bloccata in un deserto di ferite d’arma da fuoco aperte
e un bambino morto trascina il suo nero e massacrato
volto  su per il bordo del mio sonno
col sangue giù dalle gote e dalle spalle perforate
l’unico liquido nel raggio di chilometri
e il mio stomaco
si rivolta immaginandone il sapore mentre
la bocca si divide in aride labbra
senza fedeltà né ragione
bramando l’umido del sangue
mentre questo affonda nel bianco
del deserto in cui mi sono smarrita
senza immaginazione né magia
cercando di discernere il potere dall’odio e dal massacro
cercando di curare questo figlio morente coi i miei baci
ma il sole sbiancherà più in fretta le sue ossa.

Il poliziotto che ha sparato a morte il ragazzino di dieci anni nel Queens
se ne stava sopra di lui, con le scarpe da sbirro intrise di sangue puerile
e una voce diceva “Muori, piccolo figlio di puttana” e le registrazione lo dimostrano. Al processo il poliziotto disse in sua difesa “Non notai né la misura né altro, solo il colore”. E le registrazioni dimostrano anche questo.

Oggi, quell’uomo bianco di 37 anni
con 13 anni di servizio in polizia
è stato liberato
da undici uomini bianchi dichiaratisi soddisfatti
della giustizia fatta
e una Donna Nera che ha affermato
“Mi hanno convinta”, ovvero
hanno trascinato i suoi 150 centimetri di Donna nera
su carboni ardenti
fatti da quattro secoli di consenso dell’uomo bianco
fino a quando non ha abbandonato
il primo potere da lei acquisito
e coperto il suo utero di cemento
per farne la sepoltura dei nostri figli.

Non sono riuscita a toccare il massacro
dentro di me
a meno che non impari
la differenza fra poesia e retorica,
anche il mio potere diventerà corrotto come muffa avvelenata
o rimarrà appeso e inutile come un cavo staccato
e un giorno prenderò la mia giovane spina
e la infilerò nella presa più vicina
stuprando una vecchia donna di 85 anni
madre di qualcuno
e mentre le farò perdere i sensi e metterò una torcia al suo letto
un coro greco canterà in tre quarti
“Povera creatura. Non aveva fatto male a nessuno. Che bestie”.

POWER

The difference between poetry and rhetoric
is being ready to kill
yourself
instead of your children.

I am trapped on a desert of raw gunshot wounds
and a dead child dragging his shattered black
face off the edge of my sleep
blood from his punctured cheeks and shoulders
is the only liquid for miles
and my stomach
churns at the imagined taste while
my mouth splits into dry lips
without loyalty or reason
thirsting for the wetness of his blood
as it sinks into the whiteness
of the desert where I am lost
without imagery or magic
trying to make power out of hatred and destruction
trying to heal my dying son with kisses
only the sun will bleach his bones quicker.

A policeman who shot down a ten year old in Queens
stood over the boy with his cop shoes in childish blood
and a voice said “Die you little motherfucker” and
there are tapes to prove it. At his trial
this policeman said in his own defense
“I didn’t notice the size nor nothing else
only the color”. And
there are tapes to prove that, too.

Today that 37 year old white man
with 13 years of police forcing
was set free
by eleven white men who said they were satisfied
justice had been done
and one Black Woman who said
“They convinced me” meaning
they had dragged her 4’10” black Woman’s frame
over the hot coals
of four centuries of white male approval
until she let go
the first real power she ever had
and lined her own womb with cement
to make a graveyard for our children.

I have not been able to touch the destruction
within me.
But unless I learn to use
the difference between poetry and rhetoric
my power too will run corrupt as poisonous mold
or lie limp and useless as an unconnected wire
and one day I will take my teenaged plug
and connect it to the nearest socket
raping an 85 year old white woman
who is somebody’s mother
and as I beat her senseless and set a torch to her bed
a greek chorus will be singing in 3/4 time
“Poor thing. She never hurt a soul. What beasts they are.”

4 thoughts on “Poesia contemporanea: “Potere” di Audre Lorde

  1. una giusta riflessione sul razzismo che è una malattia endemica di chi sta perdendo il potere e si aggrappa a questo per sopravvivere.
    Bella la poesia. Sulla traduzione non mi pronuncio.

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