Tradurre il testo musicale, spunti di riflessione

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WASSILY KANDINSKY, Composizione VIII, dipinto a olio su tela di cm104x201 cm, 1923.

    Il post e le riflessioni di oggi prendono spunto da un incontro di traduzione intitolato Translating the languages of music: discoveries and challenges che si è tenuto il 25 marzo 2015 in una delle sale della City University London a cura di Lucile Desblache, attualmente docente di lingua e letteratura francese presso l’università di Roehampton. Con alle spalle una formazione musicale da soprano, due dottorati completati con successo, il primo in musica e il secondo il letteratura comparata, il suo attuale ambito di ricerca fonde entrambe le discipline e si concretizza in Traduzione della Musica. Quest’ultima ingloba la traduzione di testi musicali in senso ampio, inclusi quelli che fanno strettamente riferimento ad essa; gli esempi di testi musicali spaziano dai testi delle canzoni al balletto, dall’opera alla sottotitolazione musicale e così via. Non ci sarebbe stata introduzione più appropriata dei quindici minuti di un duetto di chitarra acustica per lasciare che la musica parlasse da sé prima di dare spazio alla lezione di Desblache.

Esattamente come la lingua, la musica è uno strumento di comunicazione attraverso cui avviene un passaggio di informazioni e, analogamente, può avere funzione di connessione/convergenza o allontanamento/divergenza, a seconda del contenuto e dal tipo di accessibilità/inaccessibilità. La musica è una forma di linguaggio anche quando non è accompagnata dal testo (scritto) o dalle parole (il cantato, l’oralità). Per riprendere la terminologia della linguistica saussuriana, la musica è la langue e la parole sta alla melodia come le mot sta alla nota musicale. Da un lato, c’è chi sostiene che la musica sia realmente il linguaggio universale per eccellenza, poiché essa comunica indipendentemente dalla cultura di ricezione in quanto è recepita attraverso i nostri sensi. Per contro, c’è chi sostiene che la musica è, come tutti i linguaggi, associata a tendenze, culture; essa talvolta può essere non intesa, non ben recepita dall’audience, insomma può essere una parte delle culture o delle sottoculture. Se intendiamo la musica come l’estensione della cultura, da un lato essa si fa trasportare dall’onda della globalizzazione,  si unifica alla corrente dominante, è uguale in tutto il mondo; dall’altro lato, la musica è marcante di differenza e porta con sé il carico di caratteristiche culturali specifiche.

Ecco che la disciplina della  traduzione musicale interviene proprio al fine di mediare e costruire dei ponti di unione in caso di discrepanze.

La musica è ovunque: è arte, moda, accompagna le attività umane, è strategia di comunicazione, svago, terapia di benessere, studio e disciplina.

La musica è un mezzo portatore di ideologie dominanti e minoranze subordinate ed in questo senso ha grandissime responsabilità. Si pensi ai canti religiosi, ai canti popolari della tradizione rurale, agli spirituals impregnati di oppressione e schiavitù, al jazz, al blues, ai calypso afro-caraibici spesso in lingua creola e che hanno contribuito allo sviluppo del reggae, all’hardcore carico di anticonformismo. In questo senso e se consideriamo la pluralità e il multiculturalismo del mondo postcoloniale, conoscere e capire la musica dei popoli equivale ad accedere alle culture un tempo oppresse dal colonialismo. Per prendere uno degli esempi prima citati, non potremmo comprendere i calypso senza conoscere la variegata storia del colonialismo occidentale nei Caraibi, la deportazione degli schiavi africani e la successiva migrazione forzata dei lavoratori a contratto, la mescolanza di lingue e di culture che ha dato origine alla cultura di confine, all’ibridismo culturale e alla formazione del creolo.

Al pari della lingua, la musica è sottoposta a variazioni diacroniche, è espressione di una data epoca, è riconoscibile, databile e o naturalmente si modifica nel tempo, si aggiorna, anche grazie all’evoluzione della tecnica musicale.

Per alcuni, fra cui il compositore Elliot Carter, la musica non va tradotta poiché comunica da sé. Per altri la musica va costantemente tradotta per essere compresa. A prescindere dall’autosufficienza o meno della musica come linguaggio e sel duo universalismo, è un dato di fatto che quest’ultima può essere tradotta e che attraverso la traduzione si modifica il tipo di approccio e di comprensione della stessa.

Molteplici sono i perché che stanno alla base della traduzione musicale e le problematiche che sorgono, ma in primis la questione è la seguente: vale la pena tradurre la musica? La musica tradotta verrà cantata nella lingua di destinazione oppure è uno sforzo inutile? Perché tradurre?

In molti casi la musica non viene tradotta, ecco alcuni esempi:

  • Per una questione di principio, perché il compositore o il musicista si oppone a qualsiasi forma di cambiamento o trasposizione del proprio lavoro;
  • Nei film, perché la musica o la colonna sonora si ritiene fondamentale, una caratteristica distintiva, oppure per questioni finanziarie e di budget per cui non è possibile impiegare risorse nella traduzione;
  • Nei concerti dal vivo;
  • Nei video clip.

Gran parte della musica pop non viene tradotta per due motivi principali:

  • Motivo sociologico, il contenuto non è oggetto di interesse per la traduzione e per la ricerca, si tratta di musica di svago, un passatempo;
  • Motivo materiale, manca un vero e proprio processo di raccolta e archiviazione dei testi, pertanto manca un corpus formale su cui lavorare.

Gran parte della musica popolare, tradizionale o regionale non si presta facilmente alla traduzione perché si basa su un linguaggio e di parole non traducibili o difficilmente comprensibili e trasferibili nella lingua/cultura di arrivo. Un esempio pratico può essere la canzone Carnavália dei brasiliani Tribalistas il cui testo, giusto per riassumerne il contenuto in pochissime parole, invita a partecipare al tanto sentito Carnevale di Rio de Janeiro, lasciandosi trasportare dalla musica. Ecco un paio di versi estratti dal testo:

Sinto a batucada se aproximar
Estou ensaiado para te tocar

Repique tocou, o surdo escutou
E o meu corasamborim

Non traducendo, bensì cercando di parafrasare, ecco cosa ne ho ricavato:

Sento la musica/la batucada (la batucada è uno stile particolare del samba con influenze africane e prodotto con gli strumenti a percussione brasiliani) che si avvicina/ Sono pronto per suonare/toccarti (tocar può significare sia toccare che suonare, il protagonista starà forse parlando con il suo strumento e non vede l’ora di esibirsi, quindi di suonarlo con le sue mani, oppure attende di congiungersi con l’amato e toccarlo/avere un contatto fisico?)/ Ecco il suono del repique (è un tipo di tamburo brasiliano), il sordo/il tamburo (surdo può significare sia sordo che riferirsi ad un altro tipo di tamburo brasiliano) ha udito/ha suonato (escutar significa udire o ascoltare, ma la pronuncia ricorda quella del verbo executar, ovvero eseguire o suonare che meglio si riferiscono al surdo inteso come tamburo)/e il mio cuore o tamburo (corasamborim è la fusione di coração+tamborim, ovvero unisce l’organo con cui ‘romanticamente’ si percepisce e l’organo o lo strumento con cui si fa musica).

La traduzione musicale incoraggia forme alternative e nuove strategie di traduzione che non esistono nella traduzione interlinguistica non associata alla musica. Se il fine della traduzione musicale è quello di avere un testo musicabile e che si possa cantare nella lingua di destinazione, spesso c’è la necessità di mantenere un ritmo, la lunghezza della metrica (nel caso di testi lirici), le allitterazioni e le assonanze.

Di seguito alcuni esempi di trasformazioni che avvengono durante la traduzione musicale:

  • I testi di canzoni religiose possono diventare laici nel corso del tempo e perdere la loro funzione sacrale, oppure ne viene modificato il contenuto quando tradotti in altre lingue al fine di incontrare esigenze diverse;
  • I testi di canzoni tradizionali possono essere modificati completamente per meglio adattarsi sia al cantato che alla cultura di arrivo; è il caso di Stille Nacht, un canto tradizionale natalizio austriaco che in italiano diventa Astro del Ciel e in inglese Silent night, con dei contenuti molto diversi.
  • Le parodie musicali, molto utilizzate nella pubblicità, alterano le parole di canzoni esistenti, spesso insistendo su giochi di parole, richiami linguistici, semantici e allusioni;
  • Canzoni di cui ci si appropria per voler dire altro; un esempio è la ballata More Than Words del celebre gruppo rock anni ottanta Extreme, che diventa una canzone di Natale con un testo completamente modificato da Luca Carboni e Giovanotti negli anni novanta, nota come O è Natale tutti i giorni.

La traduzione musicale dipende anche dalla piattaforma mediatica di diffusione (teatro, televisione, internet, dal vivo ecc.) a dal pubblico. Ad esempio, occorre chiedersi se vale la pena di tradurre una canzone per l’infanzia, se questa sarà cantata dai bambini della lingua di destinazione e in quale modo. Stella stellina è l’equivalente di Twinkle Twinkle Little Star dove chiaramente il suono e le rime hanno avuto la meglio sul contenuto semantico della filastrocca.

Se invece il pubblico destinatario è composto da non udenti la musica può essere tradotta con mezzi che evidenziano l’identificazione del carattere e che ne enfatizzano l’aspetto visivo, oppure è importante fornire elementi su come viene prodotto il suono. Diversamente, nel caso di un pubblico di non vedenti la musica e il suono delle parole dovranno essere utilizzate al massimo della loro potenza per colmare la mancanza di figure e immagini.

Per concludere queste riflessioni e ritornando all’incontro di traduzione che ha dato origine a tutto questo, la parola chiave delle argomentazioni di Leblanche è stata accessibilità alla musica. Tradurre la musica significa creare modi per accedere al linguaggio musicale, capire l’altro, imparare. Percepire diversamente la musica non è un limite, bensì un motivo per produrre nuove forme di traduzioni ed esplorare nuove forme di linguaggio.

Oltre alle attività di insegnamento e di traduzione, la Professoressa Desblache fa parte del coordinamento del progetto online di traduzione musicale, translatingmusic.com, dove si possono trovare interessanti risorse per approfondire l’argomento qui trattato.

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