Leggende dal Brasile e voci di altri tempi: il canto dell’Uirapurù

Le leggende riportano voci antichissime delle culture orali perdute nel vento; esse sono lo storytelling, il canto e la poesia dei popoli indigeni. Le leggende sono sopravvissute alle stragi e alle varie forme di annientamento del colonialismo poiché ‘immateriali’ e per essere state tramandate oralmente per secoli, di generazione in generazione. Nonostante ciò, con il loro carattere fiabesco, nonché per l’apertura a molteplici interpretazioni, le leggende risultano sempre attuali, trattando temi universali alla sfera dell’umano: amore e odio, vita e morte, rapporti sociali, conflittualità e pace, e così via.

Oggi, nell’ambito del postcoloniale e, in particolare, seguendo quella direzione che prevede la riscrittura delle storie, l’eliminazione dell’eurocentrismo e il recupero dell’origine e del precoloniale (e del precolombiano), non si può fare ameno di considerare le leggende come parte di un patrimonio ricchissimo, potente e inestimabile che deve essere preservato a tutti i costi.

Richard Erdoes e Alfonso Ortiz nell’introduzione al loro American Insian Myths and Legends scrivono:

“[le leggende] nascono dalla terra- le piante, le erbe e gli animali che sono parte integrante del regno umano. Sono incastonate nelle antiche lingue e fluiscono secondo i ritmi del mondo naturale.”

Oggi propongo una leggenda india antichissima dal Brasile di cui esistono varie versioni ma di cui riporto la riscrittura di Nara Rúbia Ribeiro, scrittrice di racconti e poesie, avvocato e docente universitario della regione brasiliana della Goiânia, la quale ringrazio vivamente per avermi permesso di estrapolare un suo testo e di ricavarne qui una versione italiana (versione in portoghese). La dottoressa Ribeiro, oltre a collaborare nel bellissimo  blog letterario ContiOutra è anche amministratrice della pagina ufficiale di  Facebook dedicata allo scrittore mozambicano Mia Couto.

Ho voluto conservare, ove possibile, il tessuto del racconto o lo stile brasiliano cercando di non italianizzare troppo il tutto al fine di preservarne il tipico sapore e il suono locale.

Uirapuru«Quando un amore decide di nascere sceglie solo chi gli pare e piace. Fu così che un giovane guerriero si innamorò della moglie del Capo del villaggio. Nonostante egli avesse lottato contro sé stesso per sconfiggere quel sentimento compromettente, in poco tempo l’amore sbocciò e il guerriero cominciò a temere che presto si sarebbe mostrato agli occhi di tutti.

Un giorno egli decise di rivolgersi all’oracolo del dio supremo Tupã per chiedere un aiuto e desiderò di essere tramutato in un uccellino.

L’oracolo, ben intesa la disperazione dell’anima innamorata del giovane, decise di esaudire quanto richiesto. Ecco che, in un batter d’occhio, il guerriero si ritrovò ad avere delle piume, un becco, due ali e si accorse di essere diventato tutto rosso: si era trasformato nell’uccellino Uirapurù!

Il guerriero-Uirapurù passava tutte le notti a cantare per la sua amata. Tuttavia, talvolta succede che la persona desiderata non si accorga delle dimostrazioni d’amore più dolci e che rimanga impassibile persino nei confronti di un uccellino che intona delle melodie incantevoli.

Infatti, la donna amata rimase indifferente al canto del guerriero-Uirapurù e, per ironia della sorte, fu invece il grande Capo che se si innamorò al punto che decise di catturare l’uccellino e ingabbiarlo affinché potesse cantare solo per lui.

Sotto codesta minaccia, il guerriero-Uirapurù si mise a volare lontano fino a raggiungere le profondità della foresta. Il grande capo che gli correva dietro finì per smarrirsi e non fece mai più ritorno al villaggio.

Da allora il guerriero-Uirapurù continuò ogni notte a volare fin giù al villaggio per intonare le più belle melodie con l’intento di consolare la donna che tanto amava e che era rimasta ormai sola. Alle prime luci dell’alba il guerriero-Uirapurù se ne ritornava nella desolazione della foresta, solo e sconsolato, poiché il suo canto non riuscì mai a smuovere l’impassibilità dell’amata.»  

Testo di Nara Rúbia Ribeiro

Traduzione di MarianTranslature

Link:

Il cinguettio dell’uirapuru e la musica di Bach e Haydn 

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One thought on “Leggende dal Brasile e voci di altri tempi: il canto dell’Uirapurù

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