Lettori in Terra Straniera: San José (Ultima parte)

Segue da:

Preambolo (Parte 1).

Lettori in Terra Straniera: San José (Parte 2).

«Numa terra radiosa vive um povo triste. Legaram-lhe  essa melancolia os descobridores que a revelaram ao mundo e a povoaram.»

In una terra radiosa vive un popolo triste. Le portarono malinconia gli esploratori che la fecero conoscere al mondo e che la popolarono.

Retrato do Brasil, Paulo Prado, 1925.

map 1

Questa mattina vengo svegliata da un tonfo sul vetro, leggero ma nello stesso tempo abbastanza  energico da farmi destare dal mio sonno non troppo lieve. La curiosità mi fa abbandonare velocemente il letto, trovo molto strano che qualcosa, e tantomeno qualcuno, possa arrivare fino alla mia finestra dell’undicesimo piano. Se durante tutta la mia breve permanenza non riuscirò a vedere neppure un solo esemplare di tucano dal becco giallo-aranciato, nonostante i depliant turistici e le numerose foto sparse in giro sembrano eleggerlo ad uno dei simboli nazionali, per fortuna i pappagalli sono venuti a farmi visita e si fanno ammirare nei loro colori più sgargianti. Mi ritrovo a contemplare il volo confuso di un piccolo stormo di volatili variegati di un verde vivace, azzurro intenso, punte di rosso acceso e giallo.
Non ci provo neppure ad immortalare la scena con la fotocamera del cellulare, ma so con certezza che conserverò a lungo nella mia memoria la successione rapida di queste immagini.

I pappagalli sembrano confusi, volano dal basso verso l’alto e viceversa, si tuffano giù  sparendo per un momento fra le fronde degli alberi della piazza e ricompaiono dopo poco. Risalgono su, evidentemente nella speranza di trovare altre diramazioni di alberi immensi, ma in città la natura è molto rada e non offre loro la protezione che cercano. La mia finestra non è fatta per essere aperta, mancano il balcone e il davanzali, pertanto i pappagalli tentano invano di trovare un punto di appoggio, risultando un po’ buffi. Agitano le ali sui vetri, vi urtano contro con il becco- ecco dunque cosa aveva richiamato la mia attenzione-, poi riprendono a volteggiare su e giù. Ignoro se siano soliti arrivare fin qui o se sia per loro il tempo di emigrazione, ma so che se ne andranno presto altrove per tornarsene nella rigogliosa natura.

dolceCammino per le vie della città nella tiepida aria mattutina senza sapere da dove cominciare, lasciandomi guidare semplicemente dal mio olfatto che mi porta davanti ad una panetteria del dolce e del salato in Avenida 3 (1), sempre affollata dai clienti. Il sapore intenso della crema pasticcera e la delicata sfoglia mi riportano a casa, nonostante la distanza, e sono subito pronta per proseguire.

jade

Museo de Jade.

In Retrato do Brasil (1925), Paulo Prado scrisse a proposito della passione frenetica che caratterizzò tutta la conquista del continente americano, la ricerca avida ed affamata della ricchezza che si riflette ancora oggi sulla toponomastica lasciata dagli europei: Rio da Prata, Rio de Ouro,  Castella de Ouro, Puerto Rico, e si potrebbe andare avanti con un’infinità di esempi che evocano chiaramente i metalli e le pietre preziose, come se tutto dovesse avere per forza un valore.

Ritorno alla Plaza de la Cultura (2), anche se c’ero già stata, ma sono certa che, se anche la Costa Rica fu assalita dalla famelica onda europea, ne ritroverò alcune tracce lungo la principale Avenida Central. Dunque, dal Museo del Oro Precolombino (3), simbolizzato dal giallo splendente del prezioso metallo, si prosegue per il Museo del Jade (4), che intende chiaramente riportare il visitatore indietro nel tempo, alle civiltà preispaniche, ad un territorio incontaminato e non ancora toccato della devastazione coloniale. Un po’ tutto gira attorno la preziosa giada, la quale ebbe un ruolo chiave nello sviluppo delle antiche civiltà autoctone che non solo la lavorarono con cura per produrre oggetti di uso pratico nella vita quotidiana, ma usufruirono anche delle sue proprietà benefiche e magiche che alimentavano la vita spirituale delle comunità. Vale la pena fermarsi a guardare le piccole sculture che abbelliscono i corridoi che collegano le sale e tenere sott’occhio il sito internet del museo poiché, oltre all’esibizione permanente, è sede di numerose iniziative artistiche, soprattutto a tema musicale.

L’Avenida Central si apre sulla Plaza de la Democracia y de la Abolición del Ejército (5), caratterizzata dalle scalinate che le conferiscono vagamente l’aspetto di un anfiteatro a cielo aperto, impreziosita dalle sculture tondeggianti di Jiménez Deredia e  dal gruppo scultoreo di Marisel Rittner, dedicato al celebre ex-Presidente Ferrer. La piazza è sovrastata e dominata dall’edificio giallo-oro del Museo Nacional de Costa Rica (6). È opportuno lasciare la fretta da parte e dedicare almeno un pomeriggio intero alla scoperta di questo elaborato edificio, per sfruttare appieno il costo dell’ingresso (circa quindici dollari), godersi una vista parziale della città dalla piccola altura ed immergersi nella storia del paese fin dalle origini ad oggi, passando per la colonizzazione, l’indipendenza del 1821, il processo di affermazione dell’identità nazionale e culturale.

mappa 2

rayuela 1Attraversando la Plaza de la Democracia ci si ritrova sulla trafficata e ampia Avenida 2. Occorre rispettare diligentemente i semafori per passare dall’altro lato della strada e fermarsi nel Caffè letterario Rayuela (7) che, richiamando il titolo di un celebre romanzo, dimostra l’importanza e il rispetto che l’America latina, e non solamente l’Argentina, continua ancora oggi ad alimentare nei confronti dello scrittore Julio Cortázar (1914-1984).

 

Più avanti, proseguendo per l’Avenida 2, un arco orientale che poggia su solide basi decorate con sfere di pietra sembra parecchio stonare con l’architettura circostante, ma almeno indica facilmente l’entrata nel quartiere cinese (8). In realtà, non ho l’impressione di addentrarmi in uno di quei tipici ed esclusivi Chinatown di alcune grandi città, tanto che il Barrio Chino si estingue in uno spazio piuttosto limitato, segno evidente della graduale assimilazione degli immigrati cinesi, in particolare originari della zona del Canton, che cominciarono ad arrivare qui in cerca di fortuna a partire dalla seconda metà dell’Ottocento.

soledad

Ulteriori installazioni scultoree dalle forme tondeggianti abbelliscono la Plaza de las Artes (9) di fronte alla chiesa della Nuestra Señora de la Soledad (10). Libros Coto (11) dovrebbe offrire una vasta scelta di libri, CD e DVD usati in una stradina stretta e un po’ desolata ma, vedendo la porta d’entrata chiusa e sbarrata, decido di proseguire direttamente giù e girare a sinistra in Avenida 8. I lettori devono necessariamente passare da qui, per fermarsi a dare un’occhiata alle montagne di libri usati del negozio Luna (12), per poi avere anche la scelta di testi sia nuovi che di seconda mano in Erial (13) e Barraba (14). Potrei proseguire sempre dritto, perché in questa zona abbondano locali e ristoranti, ma capisco che mi sto allontanando dal centro cittadino perché il paesaggio cambia a vista d’occhio, si fa più trasandato, le facciate sporche delle palazzine rigorosamente basse, si distinguono appena alcuni edifici amministrativi e un paio di uffici privati.

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Sono costretta a fermarmi qui, poiché grandi nuvoloni grigiastri hanno oscurato il cielo sopra la mia testa; cominciano a cadere delle gocce di pioggia che si infittiscono sempre di più fino trasformarsi in un acquazzone tropicale e, improvvisamente, mi ricordo di essere nella stagione umida.

Cade insistentemente la pioggia su San José, e inonda le strade quasi depurandole. Penso che, oltre il perimetro urbano e là dove la popolazione si dirada, le foreste saranno grondanti di acqua rigenerante, mentre la sabbia lungo la costa sarà diventata bagnata e appiccicosa. Mi chiedo qualora il cratere imponente e silenzioso del vulcano Irazú, il più vicino alla capitale, abbia smesso di emettere fumo, almeno per un istante. Una forza tellurica scuote il terreno sotto i piedi, da qualche parte un frammento di terra si sposta di un millimetro impercettibile. Il viaggio giunge al termine, come tutti i viaggi, mentre io pian piano mi allontano, volo sopra l’Atlantico, e mi ritrovo dall’altra parte del mondo con una nostalgia estranea nel petto.

Agosto, 2019.

vulcano

2 thoughts on “Lettori in Terra Straniera: San José (Ultima parte)

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